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SCUOLA/ Concorso 2016, precariato e supplentite: la "narrazione" di Renzi non funziona

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

CONCORSO 2016. Finalmente anche Renzi ha certificato che la cosiddetta "Buona Scuola" non ha curato la cosiddetta "supplentite", mancando il primo dei sue due obiettivi principali. Tra qualche mese, potrebbe risultare paradossale che l'abbia fatto proprio il giorno in cui ha presentato quegli ulteriori provvedimenti che dovrebbero garantire l'altro obiettivo di eliminare il precariato della scuola: la revisione delle classi di concorso ed il concorso per la copertura delle cattedre ordinarie. Infatti, non solo è già prevedibile che questi due provvedimenti possano mancare l'obiettivo, ma è anche molto probabile che possano prolungare la "supplentite" e che possano determinare l'insorgenza di nuovo precariato. 

Precariato e supplentite sono intrinsecamente legati, alimentandosi a vicenda. Il precariato sussiste nella misura in cui esistono cattedre disponibili e vacanti non coperte con immissioni in ruolo. Nonostante prevedesse l'immissione in ruolo di circa 100mila insegnanti, il piano di assunzioni non ha consentito alle scuole di coprire tutte le cattedre vacanti nemmeno con il cosiddetto organico del potenziamento, costringendole ad affidare supplenze annuali a molti insegnanti iscritti nelle graduatorie d'istituto. 

Oltre a mettere a disposizione tutti i dati degli organici di questo anno scolastico, confrontandoli con quello precedente, il Miur farebbe bene ad analizzare il dato di quante supplenze siano state assegnate ad insegnanti senza abilitazione, iscritti nelle terze fasce delle graduatorie d'istituto. Questo dato misura la probabilità di successo del previsto concorso per coprire nel triennio le cattedre disponibili e vacanti anche per effetto dei pensionamenti. Se questo numero fosse rilevante, significherebbe che per molte cattedre non ci sono sufficienti insegnanti abilitati né nelle graduatorie a esaurimento (Gae), né nelle graduatorie di seconda fascia d'istituto. 

Essendo poi il concorso previsto solo per insegnanti abilitati, le cattedre che rimarranno vacanti dopo il concorso saranno coperte con personale privo di abilitazione, fin quando non saranno definite le nuove regole del reclutamento e della relativa abilitazione per cui è prevista una specifica delega. Anche dopo il concorso, quindi, ci saranno molte cattedre che saranno assegnate agli iscritti nelle terze fasce d'istituto, il cui numero totale supera i 350mila. Reiteratamente supplenti, questi insegnanti rappresenteranno il nuovo precariato su cui graverà anche la previsione di poter essere impiegati al massimo per tre anni. 

Per la parziale soluzione di questo problema, il governo ha finalmente modificato le vecchie classi di concorso, cercando di allargare la platea di insegnanti abilitati di quelle con meno iscritti. Sebbene sia stato adottato prima del concorso, il decreto con la modifica delle classi di concorso non potrà risolvere il problema del reclutamento in quelle materie per cui non ci sono abbastanza insegnanti abilitati nemmeno nelle graduatorie d'istituto. 

A questo punto, occorre sfruttare proprio la citata delega sul reclutamento, scegliendo quale soluzione strategica adottare anche per il conseguimento dell'abilitazione. Diversamente, precariato e supplentite rimarranno i tratti caratteristici della nostra scuola.



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COMMENTI
23/01/2016 - Supplentite e annuncite - 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Era il 3 settembre 2014 (sedici mesi fa) quando con un messaggio video di tre minuti e 47 secondi su passodopopasso.italia.it Matteo Renzi, con il volto in primo piano, presentò “La buona scuola“, spiegò che occorreva “un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana ma soprattutto darle importanza”. “I politici di solito la mettono in fondo, come una delle ultime ruote del carro”, disse il premier, invece “la scuola è il cuore di tutto e per “costruire la crescita dei prossimi 20 anni” occorre “nei prossimi 12 mesi ripensare come l’Italia investe” in questo settore. Per questo “nella Legge di stabilità, cioè il bilancio dello Stato, metteremo più soldi sulla scuola, perché non è un costo ma un investimento per i nostri figli, per il nostro futuro, per l’Italia: chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola”. Poi “a partire da gennaio i provvedimenti normativi, perché il 2015 sia l’anno in cui sia inizia a fare sul serio”. Da allora sono passati 16 mesi appunto, la Buona Scuola caparbiamente è diventata legge n. 107/2015, e poi le cose non sono andate come previsto (ammesso che ci fosse stata una previsione). Tanto Gianni Bocchieri scrive che «anche Renzi ha certificato che la cosiddetta “Buona Scuola” non ha curato la cosiddetta “supplentite”, mancando il primo dei sue due obiettivi principali». Anche altri sono dello stesso parere.

 
23/01/2016 - Supplentite e annuncite - 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Roberto Ciccarelli sul Manifesto del 22 gennaio 2016: «La supplentite continuerà a colpire i precari della scuola», Salvo Amato, su professioneinsegnante.it, il 21 gennaio: «La nuova riforma non elimina la supplentite ma la moltiplica. Sino a 4-5 supplenti su una cattedra dall’inizio dell’anno». Corrado Zunino su Repubblica del 20 gennaio: «Il prof intermittente: la riforma non ferma la giostra dei supplenti» e Mariapia Veladiano, sempre su Repubblica, indica «Quattro riforme a costo zero per la scuola» che pure non sono/sarebbero nemmeno riforme ma necessari prerequisiti si pura, semplicissima e vitale ordinaria gestione e amministrazione (come anche i controsoffitti che NON cadono e i termosifoni che NON si bloccano quando fa freddo!). Renzi ha dovuto prenderne atto annunciando, tra il sibillino e il lapalissiano, che: "La supplentite finirà quando le riforme andranno a regime” (sic!). La ministra Giannini già a settembre scorso aveva realizzato che qualcosa non andava e messo le mani avanti rivelando che serviranno “tre anni per completare la Buona scuola e per andare a regime (terminologia presumibilmente non-politica)”. Insomma Renzi e Giannini cercano di giustificarsi, di rifugiarsi in un futuro lontano, imprecisato quando qualcosa accadrà oppure non accadrà e bisognerà inventarsi un altro termine temporale, tanto l’opinione pubblica assorbe, continua a crederci. In altre parole, la supplentite non si cura ma con l’annuncite si può convivere con essa!