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SCUOLA/ Il pensiero "critico" che manca alla riforma di Renzi

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A questo indebolimento della scuola si è aggiunto negli ultimi tempi anche l'avvento del web e dei social network che stanno operando una profonda e forse irreversibile trasformazione logico-cognitiva del pensiero, dell'apprendimento, della stessa strutturazione razionale del ragionamento. La scuola si trova sovrastata dalla sfida titanica che internet pone allo sviluppo della mente umana, della sua formazione, della capacità di apprendimento e di elaborazione dei meccanismi logico-razionali, della maturazione di un'intelligenza critica e creativa. Infatti, i prodigiosi strumenti messi a disposizione dalla tecnica rischiano di far diminuire invece che aumentare il sapere della persona, perché ne atrofizzano le funzioni cerebrali avendo tutto a disposizione immediata su internet. Senza nemmeno bisogno di capire e selezionare, sviluppando capacità di scelta e di sintesi, perché ci pensano automaticamente i motori di ricerca. Non stupisce, quindi, che le statistiche raggruppino i giovani italiani in percentuali altissime di livello semi-analfabeta sollevando preoccupanti interrogativi sul futuro di una società che non sa più parlare. Ma, in compenso sa giostrarsi a ragnatela fra link infiniti, è interconnessa 24 ore al giorno, ha nello smartphone una protesi del corpo, che in molti casi finisce per sostituirsi all'organo in precedenza chiamato "cervello".

Senza affidare alla scuola una missione salvifica dell'umanità, qualcosa essa lo può ancora fare. Ricordando a se stessa che la socializzazione è un pre-requisito, non il fine della scuola. La sua mission principale è alimentare il sapere, stimolare e costruire al meglio le facoltà cognitive, far sviluppare pensiero critico e creativo. Forse, allora, è il caso di cominciare a riconsiderare il ruolo che hanno la scrittura, la lettura, la memoria (che va educata), l'analisi logica, la capacità di stabilire connessioni di sapere, le famose «nozioni» che non sono altro che i mattoncini della conoscenza, di cui uno deve disporre per imparare a metterli in collegamento (competenze). E' opportuno recuperare nella scuola primaria alcune buone prassi (dettato, pensierini, riassunto) con cui generazioni hanno appreso l'uso corretto della lingua italiana, della sua dizione e della sua grafia e hanno potuto sviluppare le abilità di selezionare le parole e sintetizzare le idee condensando fatti e situazioni ai nuclei fondamentali.

Va recuperato anche il ruolo della memoria (le poesie di una volta), non solo quella visiva, delle immagini, tipica della società digitale. Ma anche quella funzionale, che si sta atrofizzando in un'era in cui si ritiene tutto lo scibile disponibile a portata di clic, tanto che senza «clic» si è nudi, spersi, vuoti. Di fatto ignoranti, perché non si possiede nulla che non sia recuperabile in rete. Infine, favorire i processi didattici che permettono di ragionare, di collegare i dati a disposizione, di sottoporli a verifica e metterli in ordine dando ad essi la giusta attribuzione, per giungere alla conclusione, al risultato (analisi logica). 



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