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SCUOLA/ Un modo per eliminare la supplentite c'è, ma non passa per il Miur

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L'assunzione stabile nel ruolo di insegnante statale avverrebbe solo per concorso, un concorso aperto a tutti che sicuramente i supplenti provati nelle esperienze suddette affronterebbero con grande consapevolezza.

Anche i corsi di formazione universitari potrebbero posizionarsi su quest'area di "tirocinio" retribuito, che anzi potrebbe costituire un gradino utile per costruire percorsi di formazione non stravaganti.

Per il singolo istituto la chiamata del supplente avverrebbe con semplicità, senza automatismi squalificanti, ma facendo tesoro delle prove evidenziate nel tempo dai singoli "fornitori" o dalle società o cooperative di servizi che graviterebbero nell'orbita della scuola. Un'area vivace di professionalità crescenti, con un giro di attivi pari alle 100-150mila persone, giuridicamente e fiscalmente in ordine, con una adeguata copertura economica.

I vantaggi per la stabilità degli istituti e per la tranquilla gestione del personale di ruolo mi sembrano evidenti, ma ne sarebbero avvantaggiati anche gli ex precari inseriti subito dopo la laurea in una vicenda chiara ed in moltissimi casi appagante.



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COMMENTI
27/01/2016 - Grido di sorrow (dolore in inglese) (Giuseppe Crippa)

Non trovo affatto che la proposta di “esternalizzare” le supplenze sia una bizzarria. Trovo invece che il commento negativo del prof. Pascuzzi, tanto ricco di inglesismi (spot, sketch, freelance…) quanto povero di motivazioni serie, possa essere classificato come previsto dall’autore dell’articolo come “grido di dolore di un vecchio combattente contro la privatizzazione della scuola di Stato” al quale rammento che la scuola di Stato è di tutti i cittadini – studenti e relative famiglie in primis – e non dei soli docenti (e relativi sindacati).

 
27/01/2016 - Bizzarria quasi una barzelletta (Vincenzo Pascuzzi)

Leggo quasi sempre con interesse gli articoli di Sergio Bianchini, alcune volte apprezzo considerazioni e proposte. Ma l’esternalizzazione delle supplenze, ipotizzata oggi, non è cosa da prendere sul serio, è una bizzarria e quasi una barzelletta, assurda in termini tecnici e operativi, fallimentare nell’eventuale applicazione. Quando Renzi ha introdotto il neologismo ‘supplentite’, cercava uno spot pubblicitario, offriva un titolo ai giornali, faceva propaganda, si esibiva in uno dei suoi sketck effimeri alias ‘annuncite’. Quindi da non prendere troppo sul serio e verificare. L’ingolfamento dei supplenti è avvenuto negli ultimi vent’anni circa e anche a seguito di razionalizzazioni solo nominali e mendaci (l’annuncite perniciosa è precedente a Renzi). Supplenti esterni a partita iva e-o freelance (?!) e cooperative di servizio sono balordaggini come gli ambiti territoriali e la chiamata diretta, almeno secondo il mio pdv.