BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Un modo per eliminare la supplentite c'è, ma non passa per il Miur

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

E' ormai risaputo e verificato: il supplente nella scuola non può essere eliminato. 

Anche se si adottasse un organico supergonfiato, con la turnazione, mettiamo annuale, nella funzione di copertura degli assenti, la casualità delle malattie, della loro durata, delle gravidanze e dei permessi speciali è tale che il buco della classe "scoperta" rimarrà sempre. E con esso la necessità per le scuole di "chiamare" i supplenti.

Ma quarant'anni di caotiche ed estenuanti esperienze hanno reso la parola stessa, supplenza, dolorosa. E in effetti la supplenza è dolorosa per gli alunni, per il personale di segreteria dove una persona è generalmente addetta quasi esclusivamente alla ricerca dei supplenti (quanto costa questo?), dolorosa per la qualità del corpo docente costantemente rimpolpato, ope legis, con precari spesso inadeguati, invecchiati, e a volte temprati, altre inaciditi da anni di tappabuchismo.

La "Buona Scuola" ha dichiarato di voler mettere fine al fenomeno, ma è chiaramente impossibile perché i tempi dei concorsi nazionali, come sempre, slitteranno, ed il personale, quel 7% di eccedenza dell'autonomia, rifiuterà di essere relegato a fare il tappabuchi.

Probabilmente la turnazione nel ruolo di copertura, annuale o semestrale, realizzata da tutti gli insegnanti stabili in servizio, calcolati con eccedenze opportune sarebbe di utilità per gli alunni e potrebbe funzionare anche sul terreno qualitativo. Nelle scuole elementari sarebbe anche facile da programmare. Più complicata nelle scuole secondarie, dove la presenza strutturata delle numerosissime materie renderebbe quasi impossibile una previsione adeguata. Certo la necessità della chiamata esterna alla scuola diminuirebbe di molto, ma resterebbe.

Ed allora come fare per eliminare il "precario", che in tre anni si trasforma in "avente diritto", con tutta la sequenza di atti dovuti, di contenzioso giudiziario a livello nazionale ed europeo, di assunzioni fatali ma non adeguate?

Si potrebbe esternalizzare la supplenza. Sento già il grido di dolore dei vecchi combattenti contro "la privatizzazione della scuola di Stato" che da decenni cavalcano il precariato. Eppure, proprio assegnando ad enti o professionisti esterni alla scuola il compito di coprire i buchi delle assenze del personale statale si creerebbe un circolo virtuoso ed utile delle supplenze.

Il supplente dovrebbe essere un normale laureato che, assunto da una cooperativa di servizi o agendo tramite una personale partita Iva, erogherebbe nella singola scuola la supplenza, emettendo una fattura al termine del servizio. La scuola pagherebbe le supplenze con normalissimi mandati di pagamento senza oneri previdenziali, contabilità complicate e fascicoli personali sempre crescenti ed ingombranti.

In breve tempo si creerebbe, all'esterno della pubblica amministrazione  e senza gravare su di essa, una dinamica di domanda-offerta del personale docente alla quale si affaccerebbero immediatamente e facilmente tutti i laureati. Il rapporto vero e concreto con la realtà scolastica sarebbe un momento di verifica personale per coloro che intendono davvero fare gli insegnanti e cercano conferme ad una generica vocazione. Allo stesso tempo sarebbe di forte dissuasione per coloro che non hanno alcuna tensione e capacità educativa e didattica, e per i quali non avverrebbe in alcun modo la nascita di "diritti acquisiti".



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
27/01/2016 - Grido di sorrow (dolore in inglese) (Giuseppe Crippa)

Non trovo affatto che la proposta di “esternalizzare” le supplenze sia una bizzarria. Trovo invece che il commento negativo del prof. Pascuzzi, tanto ricco di inglesismi (spot, sketch, freelance…) quanto povero di motivazioni serie, possa essere classificato come previsto dall’autore dell’articolo come “grido di dolore di un vecchio combattente contro la privatizzazione della scuola di Stato” al quale rammento che la scuola di Stato è di tutti i cittadini – studenti e relative famiglie in primis – e non dei soli docenti (e relativi sindacati).

 
27/01/2016 - Bizzarria quasi una barzelletta (Vincenzo Pascuzzi)

Leggo quasi sempre con interesse gli articoli di Sergio Bianchini, alcune volte apprezzo considerazioni e proposte. Ma l’esternalizzazione delle supplenze, ipotizzata oggi, non è cosa da prendere sul serio, è una bizzarria e quasi una barzelletta, assurda in termini tecnici e operativi, fallimentare nell’eventuale applicazione. Quando Renzi ha introdotto il neologismo ‘supplentite’, cercava uno spot pubblicitario, offriva un titolo ai giornali, faceva propaganda, si esibiva in uno dei suoi sketck effimeri alias ‘annuncite’. Quindi da non prendere troppo sul serio e verificare. L’ingolfamento dei supplenti è avvenuto negli ultimi vent’anni circa e anche a seguito di razionalizzazioni solo nominali e mendaci (l’annuncite perniciosa è precedente a Renzi). Supplenti esterni a partita iva e-o freelance (?!) e cooperative di servizio sono balordaggini come gli ambiti territoriali e la chiamata diretta, almeno secondo il mio pdv.