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SCUOLA/ Il segreto per educare una generazione di "orfani"

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Ma come si fa a vivere così? Lo chiede drammaticamente un'altra domanda: «Dalle scuole medie fino alle superiori sono cresciuta sentendomi dire sempre la solita frase: "potresti dare di più, si sei intelligente ma non ti applichi, se studiassi di più avresti risultati migliori...", e più me la dicevano più mi sentivo schiacciata, perché io ero quella cosa lì, quella decisione lì di esserci fino ad un certo punto. Ora sono mamma e l'anno scorso al ritiro delle pagelle di mia figlia che allora era in prima media, mi trovai a fissare quei voti e a dire ai prof quelle stesse frasi che mi avevano mortificata anni prima. La loro reazione mi spiazzò: mi fulminarono con lo sguardo e mi dissero che quella frase non aveva senso, e che loro erano contenti di mia figlia e che la stavano aspettando. Loro stavano aspettando che lei tirasse fuori tutto quello che aveva dentro e che per questo ci voleva tempo e pazienza. E loro erano certi, credevano in lei senza aspettarsi che questa esplosione avvenisse subito. Anche ora continuano a guardare mia figlia così, continuano a chiederle tutto ma attendendo pazientemente. Io non riesco!!! quando la vedo perdere tempo, quando la vedo accontentarsi di voti bassi perché anche questa volta si è parata il sedere con poco, quando la vedo muoversi così vorrei chiuderla in camera e legarla alla sedia! Ma capisco che non serve. Perché lei è di più di quello che penso e vedo io. Lo capisco ma mi sembra una presa in giro...».

«I giovani sono sempre uguali. Come ha ricordato Benedetto XVI in un memorabile intervento a un convegno sull'educazione della diocesi di Roma nel 2008, i figli vengono al mondo fatti come si deve, perché il loro cuore l'ha fatto Dio, a quelli di oggi come a quelli delle generazioni precedenti: tutti hanno lo stesso desiderio di bene, di bello, di vero. Qual è la differenza che vedo montare drammaticamente oggi? I ragazzi di oggi soffrono, soffrono tantissimo, perché crescono con la sensazione di non andare mai bene. Non vanno bene ai genitori, agli insegnanti, agli allenatori, ai preti… non vanno mai bene a nessuno. È una generazione di orfani: orfani di speranza, orfani di felicità, di bene. Che cosa vuol dire "voler bene"? Ce lo insegna la storia cristiana: "Dio è morto per noi, mentre eravamo ancora peccatori". Non "io ti vorrei bene, se tu fossi un po' più ubbidiente, ordinato, studioso…", no: "io ti voglio bene adesso, così come sei". L'educazione comincia sempre solo così: come un atto di misericordia: educare è l'affermazione del valore dell'altro, a prescindere. 



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COMMENTI
30/01/2016 - EDUCARE GLI ADULTI PER EDUCARE I RAGAZZI (GIOVANNI COMINELLI)

Per quel che vale, dovendo sintetizzare l'esperienza che faccio come formatore di docenti nella scuola pubblica statale, la questione dell'educazione è, in realtà, la questione della consistenza degli adulti. "Educare" gli adulti per educare i ragazzi. Se un insegnante ama il mondo, la vita, la storia degli uomini, anche i ragazzi lo vedono e possono seguirlo liberamente. Non c'è bisogno di seminari di filosofia politica o di educazione civica. Il che rinvia alla qualità della società civile e, dunque, alla qualità umana delle persone che loro incontrano. Se i ragazzi non sono educati, non è colpa delle leggi, delle istituzioni, della politica, della pessima organizzazione didattica attuale della scuola. Semmai alla politica si deve chiedere di mettere gli insegnanti nella migliore condizione e libertà per educare. Gli insegnanti dovrebbero chiedere di essere liberati dalle pastoie, che impediscono loro di educare ogni ragazzo. Questo è il senso di ogni riforma e di ogni “lotta” per ottenerla. Un senso non corporativo.