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SCUOLA/ I prossimi crac bancari dipendono anche da quello che non insegniamo ai giovani

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Qual è, oggi, lo stato dell'arte sulla discussione per inserire nel core curriculum degli studenti italiani nozioni di carattere giuridico-economico utili ad evitare le Banche Etrurie et similia? Lo zero assoluto in Italia ma situazioni diverse nel resto del mondo e mi limito a citare Germania e Stati Uniti.

Vero è che in una ricerca da lei curata prima di diventare ministro, la professoressa Elsa Fornero si era occupata di un tema collaterale e cioè la scarsa conoscenza degli strumenti di previdenza da parte delle famiglie italiane.

Ma, sul tema specifico, la diseducazione finanziaria la scopriamo e ne parliamo più o meno diffusamente solo da Banca Etruria in poi.

In un recente saggio dedicato agli effetti negativi della financial illiteracy, Maurizio Trifilidis di Bankitalia segnala che: "L'Ocse è l'organismo internazionale che finora ha dedicato maggiore attenzione al tema dell'educazione finanziaria, sia autonomamente sia attraverso la promozione di un network di esperti a livello globale (International Network on Financial Education), INFE. L'INFE ha l'obiettivo di definire le priorità in materia e agevolare la diffusione delle migliori pratiche. I "Principles and Good Practices for Financial Education and Awareness" raccomandazioni rivolte principalmente ai Governi e alle istituzioni pubbliche dei paesi membri nonché ai rappresentanti delle categorie di imprese, consumatori e operatori del settore, sono stati approvati dall'OCSE nel 2005; essi suggeriscono un approccio d'azione complessivo finalizzato a individuare gli strumenti di intervento di formazione più idonei per la crescita dell'educazione finanziaria, in ragione della specifica situazione di ciascun paese, delle diverse fasce di popolazione/consumatori interessate, delle possibili forme di coinvolgimento degli operatori. Il documento, che ha ricevuto un formale riconoscimento anche da parte dei Ministri Finanziari del G8, raccomanda un'offerta formativa corretta, imparziale, coordinata a livello nazionale e nettamente distinta dalle iniziative a carattere commerciale".

Ricordo, sempre a proposito di Ocse ma in riferimento al Pisa, che l'Italia ha accettato di testare anche le competenze di carattere economico-finanziario dei propri studenti proprio dopo aver eliminato lo studio dell'economia e del diritto nelle scuole. Sarebbe comico se non fosse tragico.

E, comunque,  da noi come siamo messi a "offerta formativa, imparziale, coordinata a livello nazionale e nettamente distinta dalle iniziative a carattere commerciale" per usare le parole di Trifilidis? Lo ripeto, zero assoluto. Il giudizio è perentorio, ma giustificato da vicende che si ha — in giorni recenti di dolore umano assai forte — anche difficoltà e pudore a raccontare.

Perché se uno deve scrivere che negli anni scorsi, in alcune scuole del Nord e col beneplacito di ministri come Gelmini, Carrozza e Profumo, ci sono state iniziative sperimentali di "educazione finanziaria" (non virgoletto a caso) gestite da consorzi di banche (Patti chiari), sì banche, proprio loro, quelle da cui i pensionati della Etruria non sono riusciti a difendersi, ebbene questo dà la misura di come siamo messi. 



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