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SCUOLA/ I prossimi crac bancari dipendono anche da quello che non insegniamo ai giovani

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Quindi una formazione sicuramente "imparziale" e sicuramente "distinta dalle iniziative a carattere commerciale" e spero di non dover chiarire che, al solito, uso l'ironia.

In questi mesi di "Buona Scuola" risuonano ancora certe promesse del ministro Profumo sull'inserimento dell'educazione finanziaria nei curricola italiani (a testimonianza c'è perfino una paginata del Sole 24 Ore) come tornano alla mente anche i messaggi propagandistici di chi, poco prima dell'approvazione della legge 107 ed in convegni pubblici, garantiva che nella Buona Scuola sarebbe ritornato l'insegnamento delle discipline giuridico-economiche.

Ovviamente aspettiamo ancora, perché nulla di tutto questo è accaduto; la farsa del potenziamento è sotto gli occhi di tutti e non mi meraviglierei di tentativi futuri di menare il can per l'aia. Ad esempio con discorsi fumosi come questi: "Ma c'è Cittadinanza e Costituzione, ci sono le lezioni di funzionari di Bankitalia o degli ufficiali della Guardia di Finanza".

Con tutto il rispetto per Bankitalia e Gdf, ma quali competenze pedagogiche ed esperienza di insegnamento hanno i funzionari di centri studi?

Suggerisco, però, anche una nuova variante di fumo negli occhi: visto che abbiamo assegnato, in fase C per il cosiddetto potenziamento, insegnanti di discipline giuridiche ed economiche ad istituti comprensivi anziché alle scuole superiori, potremmo cominciare ad insegnare ai bambini delle elementari chi sono gli azionisti e cosa non dovrebbero fare gli obbligazionisti. E' un'idea, anche se la vedo dura far rifrequentare le elementari ai Rondolino di turno. 



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