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SCUOLA/ "Pane & vino", ripensare il cibo dopo l'Expo

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G. Flegel, Natura morta con cervo volante (1635, particolare) (Immagine dal web)  G. Flegel, Natura morta con cervo volante (1635, particolare) (Immagine dal web)

La tribù prende possesso permanente di un territorio in cui vivere e costruire, nascono i primi villaggi che poi, con il trascorrere del tempo, divengono città, luoghi dove il pane è la base alimentare», chiarisce Luporini.  Le novità portate da questa nuova abitudine nutrizionale non sono ancora finite, c'è infatti un altro aspetto molto importante da considerare.

Ora che tutti possono avere il loro pane quotidiano, le persone possono svolgere lavori diversi. Alcune si dedicano ad allevare animali, lavorare il legno, i metalli, costruire edifici, farei i soldati e molti altri lavori che nel tempo si sono aggiunti. Il potersi dedicare unicamente allo svolgimento di una sola attività permette di farla sempre meglio, cioè di specializzarsi. In sostanza la scoperta dell'agricoltura permette la diversificazione dei lavori e quindi la nascita dei mestieri, ossia diventare molto abili nell'eseguire il proprio lavoro particolare. Questo nuovo modo di organizzare la società permette lo sviluppo della tecnologia e un rapido progresso delle civiltà, dopo migliaia di anni in cui l'uomo aveva lottato unicamente per la propria sopravvivenza. 

Numerosi e vari possono essere i percorsi di approfondimento intorno a questi due alimenti, il pane e il vino, ma uno rimane il tema dominante: attraverso la loro storia è possibile raccontare la nostra. E' possibile riascoltare le voci e i suoni antichi che scandivano lo scorrere del tempo, è possibile ricostruire le abitudini quotidiane passate e presenti. «Mia madre deponeva sul tavolo ogni mattina il pane di ieri, un fiasco di vino, un orciolo d'olio e una saliera tutto ricoperto da un tovagliolo da lei ricamato con la scritta: l'olio, il pane, il vino e il sale siano lezione e consolazione», dice Enzo Bianchi, priore di Bose nel suo libro Il Pane di ieri (Einaudi 2008). Sì,  pane e vino sono anche "meditazioni" sulla vita e sulla gioia, riti, insegnamenti di fede, di amicizia, del vivere insieme. A tavola non si condivide soltanto il cibo, ma sguardi, parole, sorrisi, punti di vista. Mangiare pane e bere vino è una dimensione che apre alla comunione, che richiama l'opera di Dio che ci nutre, ci dà la vita e ci mette in contatto con tante persone: tutti coloro che hanno contribuito alla coltivazione e alla produzione del pane e del vino.

Annalisa Malinverni


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Info su: http://www.diesselombardia.it 

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