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SCUOLA/ "Pane & vino", ripensare il cibo dopo l'Expo

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G. Flegel, Natura morta con cervo volante (1635, particolare) (Immagine dal web)  G. Flegel, Natura morta con cervo volante (1635, particolare) (Immagine dal web)

Sulla scia di Expo torniamo a parlare di cibo, in particolare di pane e vino, due elementi quotidiani e lo faremo con i ragazzi delle scuole proponendo laboratori durante i quali si imparerà a panificare, scoprendo i segreti dell'impasto, del dare una forma ad acqua e farina, elementi che producono la Vita. Cuocere significa trasformare le cose, dar loro gusto, profumo, ma soprattutto senso, senza ridurre tutto a mera "abbuffata". 

In questa direzione si inserisce il progetto di Diesse Lombardia Pane & Vino. Vicende, aneddoti, riti e miti di due alimenti quotidiani, finanziato da Fondazione Cariplo. L'iniziativa, che oltre al Convegno prevede laboratori di panificazione, percorsi cinematografici, nutrizionali, consente di andare oltre Expo e di mettere al centro dell'attenzione due alimenti di ogni giorno: il pane e il vino. Due cibi che raccontano le vicende dell'uomo e della società offrendo una chiave di lettura particolare, in cui la dimensione culturale e nutrizionale si combinano in modo originale, plasmando popoli, territori e culture, dando così vita a valori quali la convivialità, la sacralità e la condivisione. 

«La prima necessità da soddisfare fra le foreste, le paludi e le praterie era per le piccole tribù mangiare, ma il cibo non era facile da trovare perché l'unico modo per procurarselo era uccidere degli animali. Ma anche quando la caccia andava bene le cose si complicavano. Infatti, quando il numero di animali diminuiva troppo, bisognava spostarsi in altre terre per cercare nuove prede», spiega il professor Giulio Luporini, autore del Progetto Pane & Vino, rivolto agli insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. «Le tribù erano costrette a spostarsi continuamente — aggiunge — per questo gli storici le definiscono nomadi. La continua lotta per il cibo insieme alla necessità di doversi spostare, impedivano all'uomo preistorico di progredire. Nonostante il lungo passare del tempo, il suo modo di vivere non cambiava e nessuna civiltà nasceva in quel mondo primitivo». Le cose si modificarono radicalmente quando si trovò un altro modo per procurarsi il cibo: coltivare. «Come questo sia accaduto non lo sappiamo con certezza, dato che nessuno aveva ancora inventato la scrittura non abbiamo un documento che ci racconti questa grande scoperta».

Il fatto importante, però, è che nel periodo storico chiamato neolitico si inizia a produrre delle piante chiamate cereali: frumento, orzo, grano. I semi raccolti possono essere macinati per ottenere la farina, la quale mescolata con acqua produce una pasta che, una volta cotta, viene chiamata pane. «Ora che il cibo non è un problema avviene una grande rivoluzione. L'uomo smette di essere nomade e comincia a costruirsi una casa, un luogo stabile e duraturo dove vivere con la sua famiglia. 



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