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SCUOLA/ Pof, Ptof, Piani, Rapporti… "non è il mio mestiere, grazie"

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Charlie Chaplin in "Tempi moderni"   Charlie Chaplin in "Tempi moderni"

Ovvio che la macchina organizzativa si complichi e si appesantisca a sua volta. Ovvio anche che si debba accertare se i vari piani sono stati "implementati" a dovere, ossia se si è fatto ciò che si è promesso. Ovvio infine che il responsabile di tutto ciò, il dirigente scolastico, non possa affidarsi, per mandare avanti la baracca, a osservazione frammentarie, a sfumature impalpabili, ma punti ad avere riscontri oggettivi: quanti promossi? quanti bocciati? quante classi fanno il Clil? che hanno fatto le seconde per il "benessere"? quanti prendono le certificazioni di lingua straniera? qual è il risultato delle prove comuni? come siamo andati nei test Invalsi?

Ecco, tutto questo è importante, lo ammetto. Ammiro la dedizione dei colleghi che se ne interessano e credo che dovrebbe essere adeguatamente remunerata.

Ma non è il mio mestiere. Anch'io preferisco "stare sul pezzo".

In ogni famiglia, sia pur piccola, bisogna fare conti, rispettare scadenze, organizzare qualcosa. Non sempre il nesso tra queste incombenze e la funzione specifica della famiglia è trasparente, tuttavia l'onere non è così pesante, un po' per ciascuno e tutto è risolto in fretta. E' anche chiaro che dove questi aspetti vengono trascurati o, peggio, ignorati, si va a fondo. Se però diventano così complessi e pesanti da assorbire il grosso delle energie, che succede? Si va a fondo lo stesso, no? Ecco, le mastodontiche realtà, alveari sempre ronzanti, che oggi chiamiamo scuole, proprio in quanto sono state volute così, mastodontiche e ronzanti, hanno bisogno di grandi energie convogliate nell'organizzazione e nel controllo. Giusto. Ma la scuola è un'altra cosa.



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COMMENTI
10/01/2016 - La scuola?! chi? quale parte? (Vincenzo Pascuzzi)

Quando si fa riferimento alla” scuola”, possono accadere – involontariamente o no - equivoci grossolani. È lapalissiano che la scuola è variamente articolata fra governo, ministero/i, usr, presidi, docenti, ata, studenti, famiglie, sindacati, rsu. Alcuni di questi parlano, decidono, comandano anche, altri realizzano, fanno quello che possono stretti tra responsabilità, normative, scarse risorse. Alcuni in alto magnificano le LORO riforme pregevoli e risolutive sulla carta e in futuro, altri meno in alto sono costretti a scontrarsi con la realtà immanente fatta anche di deportazioni (negate), di presidi-sceriffi (presunti), di docenti contrastivi (da epurare), di ambiti territoriali (gabbie o contee condivise fra d.s.), di ccnl (bloccati), di controsoffitti (cadenti), ed altro ancora. Spesso, se qualcosa non va nella scuola, si colpevolizzano o chiamano in causa esplicitamente o no i poveri (alla lettera) docenti, i loro presunti privilegi e simili luoghi comuni o opinioni da bar sport. Perciò parlando di scuola in termini critici sarebbe sempre più corretto indicare a quale componente si fa riferimento. È quasi occasionale il riferimento al post di Gabriella Villa.

 
10/01/2016 - Opinioni (Gabriella Villa)

Fuori di metafora: dal mio punto di vista (di chi ha letto Nussbaum e pure qualcosa di Chiosso, che per inciso non scomoderei in questo scambio di considerazioni) non è sostenibile la tesi di chi ritiene che la scuola, così come l’abbiamo conosciuta e replicata da sempre, sia oggi la risposta ai cambiamenti di cui, nostro malgrado, siamo testimoni (reticenti) e, mi si passi, interessati a mantenere – pro domo nostra - lo status quo.

 
09/01/2016 - Per il parlar chiaro... (Franco Labella)

E' un mio limite: fino alle metafore ci arrivo, alla criptoscrittura no, non ci riesco. Quali sarebbero i motivi pseudofilosofici e, soprattutto, di cosa? Quanto al profitto: chi ha letto le riflessioni del testo della Nussbaum sa a cosa ci si riferisce.

 
09/01/2016 - La frittata (Gabriella Villa)

Concordo. Finora, a guardare i risultati della nostra capacità economica, e la propensione dei giovani a investire nel nostro Paese, l’uovo ha prodotto solo la frittata. Certo … possiamo continuare … non per profitto, a ignorare quanto abbiam davanti agli occhi! Ma allora dobbiamo almeno avere la decenza di non cercare scusanti motivi pseudofilosofici!

 
08/01/2016 - Pulcino o frittata? (Franco Labella)

La battuta mi scappa vista la metafora usata da Gabriella Villa: quando l'uovo si rompe può essere che invece del pulcino venga fuori una frittata. Del resto se posso fare qualche riferimento, mantenendo il senso delle proporzioni, le riflessioni di Zanello non sono isolate. Mi viene in mente la Martha Nussbaum di "Mai per profitto"... ma pure l'ultimo Chiosso qui sul Sussidiario...

 
07/01/2016 - “Ma la scuola è un'altra cosa” (Vincenzo Pascuzzi)

Giuliana Zanello risponderà sicuramente meglio di me, se crede, al post di Gabriella Villa. Io ho capito che ingolfare la scuola di adempimenti buro-gerarchici di tipo verticale sminuisce e danneggia la didattica cioè il binomio docente-discente/i che è l’essenza della scuola stessa ed è di tipo orizzontale. Esemplificando, cito nuovamente Malala Yousafzai che dice: «One child, one teacher, one book, one pen can change the world». Cioè niente presidi protagonisti, niente test standardizzati, al limite niente voti, né registri. È chiaramente un caso estremo, esemplificativo e può aiutare a capire. Arbitrario il paragone con l’uovo. Comunque l’uovo lo rompe il pulcino da dentro e quando è pronto, eccezionalmente aiutato dalla sua chioccia.

 
07/01/2016 - La didattica scopo essenziale della scuola – 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Apprezzo l’articolo di Giuliana Zanello. Lasciamo stare Orazio, per il momento. Vediamo la 2ª parte: Pof, Ptof, Piani, Rapporti. “Sono inutili?” si chiede l’autrice. Forse la domanda va cambiata e articolata: a chi sono utili questi “strumenti macchinosi”? in che misura sono indispensabili? quanto costano, quante risorse richiedono? meglio, esiste una qualche valutazione del rapporto costi/benefici? su chi gravano gli adempimenti? chi penalizzano? Altre domande. Cosa hanno in comune questi strumenti? La risposta è che non si tratta di didattica, ma si tratta di adempimenti buro-gerarchici e statistici, variamente giustificati, finalizzati vagamente al miglioramento futuro della stessa e che però disturbano la didattica in atto introducendo dubbi e incertezze, orientandola a valutazioni formali migliori in apparenza, distraendo la concentrazione dei docenti. Altro aspetto è che questi adempimenti sottolineano e valorizzano la dimensione verticale della scuola, la gerarchia (cioè il potere) a scapito della dimensione orizzontale, della didattica che è lo scopo essenziale della scuola.

 
07/01/2016 - La didattica scopo essenziale della scuola – 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Questi adempimenti sembrano essere graditi ad alcuni presidi, almeno a quelli che apprezzano avere …. “mani libere su docenti contrastivi”. I motivi possibili sono due: 1°) aumentare i loro poteri nell’istituto che dirigono e 2°) scaricare più facilmente le responsabilità di quello che non va sui docenti. A questo articolo si collega l’articolo di Sergio Bianchini del 2.1.2016 “Il dirigente scolastico: troppo potere o troppo poco?”, che ho commentato, e anche quello precedente del 22.11.2015 “Un’alternativa alla finzione del 6 politico”. Infatti, la responsabilità di molti 6 politici e delle conseguenti promozioni a saldo o proprio regalate risalgono al alcuni presidi che – per far fare bella figura alla loro scuola - si impegnano molto seriamente e testardamente allo scopo. Tornando ad Orazio, non farei statistiche né tirerei conclusioni su uno solo caso isolato.

 
07/01/2016 - La scuola non è un uovo (Gabriella Villa)

Non è vero che la scuola è un’altra cosa: la scuola non è un uovo nel paniere del mondo! Certo visto in sé l’uovo è perfetto, un mondo unico e gravido di vita. Ma per avere contatti con il resto del paniere l’uovo deve diventare pulcino, rompere il guscio e uscire nel mondo. Ecco, la scuola se non si sporca con il resto del mondo non è utile a nessuno, né a chi sta dentro né a chi è fuori. Lo dimostrano i dati della nostra economia e degli occupati a fine diploma o alla laurea. E’ tempo di uscire dal guscio e di non temere di sporcarsi. Anche se è più rassicurante restare chiusi all’interno e sostenere che “all’interno” è un’altra cosa!

 
06/01/2016 - Perle di saggezza (Franco Labella)

Non ho idea di quanti apprezzeranno quello che ha scritto Giuliana Zanello. Io sì. Buon anno a lei e a tutti quelli che nella scuola, quella vera, ci lavorano e da domani ci ritornano. Ed anche un apprezzamento per il redattore che ha scelto l'immagine che completa l'articolo.