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SCUOLA/ Valutare i presidi? Anche la Buona Scuola ha fallito

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Matteo Renzi e Stefania Giannini (Infophoto)  Matteo Renzi e Stefania Giannini (Infophoto)

Valutazione, premialità e fine dell'inamovibilità sono indispensabili alla nuova dirigenza di efficienti servizi pubblici moderni, non solo nella scuola. Fino a che i dirigenti degli uffici pubblici non risponderanno personalmente del loro funzionamento, continueremo a pagare le conseguenze di una burocrazia inefficiente. 

Per la scuola ancora oggi siamo in attesa dell'attuazione dell'art. 25 del DLgs 165 (ripreso dai commi 93 e 94 della legge 107/2015, Buona Scuola) che dal 2001 prevedeva la valutazione dei presidi.  

A parole la necessità della valutazione nel sistema scolastico italiano raccoglie consensi da tutti. Ma quando poi si deve passare a delinearne l'attuazione (chi, cosa, come, quando, perché), allora scatta la vera immagine delle professioni, sia pubbliche che private: la corporazione. Persino i notai hanno alzato scudi sulla questione.

Mentre chi dirige una scuola non statale è di fatto valutato attraverso la reale possibilità di perdere il posto, per i dirigenti delle scuole statali a tutt'oggi non è chiaro a chi debbano rispondere e quindi chi debba avere il compito di esigere serietà di risultati e assegnare adeguati riconoscimenti. 

Nonostante il DPR 80/2013, che avrebbe dovuto istituire il Sistema Nazionale di Valutazione (Snv) delle scuole, siamo ancora in attesa di vedere qualcosa di chiaro e complessivo: in realtà vediamo solo spezzoni (test Invalsi, Rav), privi di risorse (è recente il tentativo del Parlamento di toglie fondi all'Invalsi), di personale e di un sistema ispettivo efficace e adeguato. 

Uno dei problemi (non il principale) emersi dai vari esperimenti passati (i SiVaDis dal 2008 in poi) è sicuramente quello delle risorse economiche, problema sul quale casca ogni paragone: il Trentino e la Val D'Aosta hanno tali risorse economiche da rendere impossibile un trasferimento del loro modello valutativo nel resto della penisola. Basti pensare che, se si generalizzasse il modello trentino, occorrerebbero almeno 1500 ispettori tecnici: oggi ce ne sono 150!  

Per un serio e coerente Snv ci sono poi da risolvere altri gravi problemi. 

Innanzitutto la dimensione reale delle scuole statali, che ha raggiunto medie tra 1200-1600 alunni, con forti divari nel paragone con le regioni a statuto speciale o con diverse regioni del sud. C'è poi la gravissima previsione per settembre 2016 di quasi 3mila scuole senza una dirigenza scolastica stabile, a causa dei ritardi e del cattivo funzionamento dei concorsi statali. Mentre il Trentino Alto Adige (proprio in forza della propria autonomia e del piccolo numero di scuole) ha potuto in pochi anni non solo coprire tutti i posti con titolari stabili, ma persino rinnovare tutta la dirigenza scolastica, nel resto della penisola ci sono migliaia di scuole che da molti anni non hanno più una dirigenza stabile. Come applicare a chi si trovasse da settembre 2016 a dirigere queste scuole (ammesso che questo accada…) le stesse modalità, criteri e parametri utilizzati per la valutazione di chi dirige una scuola che ha sempre avuto un dirigente stabile; oppure come applicare a dirigenze per 1800 alunni e 12 plessi gli stessi criteri usati per unità di 600 alunni con un plesso? 



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