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UNIVERSITA'/ Corruzione e fuga dei cervelli? Le amnesie di Cantone

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Matteo Renzi con Raffaele Cantone (LaPresse)  Matteo Renzi con Raffaele Cantone (LaPresse)

Chi scrive ha cercato di attrarre ricercatori dall'estero, attraverso borse per assegni di ricerca, ma — nonostante il riconoscimento scientifico del gruppo di ricerca — i potenziali interessati hanno preferito trasferirsi in dipartimenti in altri paesi, proprio per le migliori condizioni di lavoro, non ultimo la maggiore disponibilità di fondi e il minore appesantimento burocratico.

Nel contempo, proprio per la mancanza di fondi per la ricerca, si è spesso costretti a incoraggiare la "fuga" all'estero di giovani e brillanti studiosi, che avrebbero voluto continuare le proprie ricerche in Italia. Tanto per rendere l'idea, l'intero ammontare destinato nel 2015 a tutti i progetti di ricerca di interesse nazionale — i cosiddetti Prin, di durata triennale — è stato di poco meno di 92 milioni di euro, meno di un terzo del finanziamento del bonus cultura una-tantum destinato quest'anno ai diciottenni, pari a 290 milioni di euro. 

Gli effetti del disinvestimento sull'università hanno avuto e hanno effetti anche sul fronte della formazione superiore. Infatti, anche nel 2015 l'Italia è all'ultimo posto in Europa per la percentuale di laureati di età 30-34 anni: nell'area Ue la media di laureati in quella fascia è del 37,8%, in aumento per tutti i Paesi; l'Italia è ferma al 25,3%, contro il 50% e oltre in Svezia, Lussemburgo, Irlanda, Cipro, e Lituania. Inevitabilmente, questo si ripercuote sulla capacità di innovazione del paese: è solo dall'investimento in capitale umano — il vero motore dello sviluppo — che possono arrivare energie, linfa e idee per l'innovazione e la crescita del paese. 

Ci si augura che le affermazioni del magistrato Cantone, con la conseguente campagna mediatica che ne è seguita, non siano l'occasione per un'ulteriore mortificazione del sistema universitario. Purtroppo, i segnali non lasciano ben sperare, stando ad alcuni "rumors". Le scelte di questo governo, confermando le politiche di quelli che lo hanno preceduto nel recente passato, vanno nella direzione di "concentrare sempre più le risorse solo in 4-5 atenei di eccellenza al fine di far crescere l'industria 4.0", come ha sostenuto recentemente il ministro Calenda a Cernobbio ai primi di settembre. Proprio perché non si va alla radice del problema, si perpetuano scelte che, se non contrastate, condurranno il nostro paese verso un inesorabile declino. 

Casualmente, proprio qualche giorno dopo, l'Istat rilevava che per la prima volta dal 1945 il numero di laureati disponibili per le imprese sta smettendo di crescere. Ma di questo, come del futuro che (non) stiamo costruendo, si parla sui media solo per un giorno. "Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese" (James Freeman Clarke).



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