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SCUOLA/ Il nuovo esame di stato e quei princìpi (non negoziabili) da cambiare

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Correva la fine del precedente millennio e una delle grandi novità nella scuola italiana, con ministro Luigi Berlinguer, sembrava essere il nuovo esame di stato che avrebbe sostituito la maturità "sperimentale" (trentennale…) introdotta col vento del '68. Esso si dimostrò meno longevo del predecessore e già due o tre ministri dopo (unità di misura tipicamente italiana) si fecero dei cambiamenti: da presidente e mezza commissione esterna a presidente esterno e tutti i docenti interni. Ma durò poco: si tornò alla versione originale. Nel frattempo si introdusse una novità sui punteggi: inizialmente 20 erano quelli accumulabili nel triennio e 80 all'esame di stato, poi si passò rispettivamente a 25 e 75.

Con l'a.s. 2017-2018 ci si prepara ad un altro cambiamento, a quel che si dice più radicale. Non è intelligente esprimere giudizi su ipotesi di lavoro come se fossero già operative, ma in questo caso la fonte di informazione è il ministero stesso. Mi sento perciò legittimato ad esprimere osservazioni personali, basate esclusivamente sull'esperienza e non su uno schema teorico che pretenda di essere più intelligente di un altro. L'esperienza a cui faccio riferimento è quella che mi ha visto responsabile dell'organizzazione dell'esame di stato per quindici anni in un istituto tecnico sperimentale, dirigente scolastico nell'ultimo biennio e mai assente nell'impegno conclusivo degli studenti delle quinte secondarie di II grado. Sono stato più volte membro interno, membro esterno e presidente di commissione e affiancherò all'informazione sulle proposte ministeriali alcune mie opinabili considerazioni. Devo anche segnalare che l'esperienza all'esame di stato l'ho sempre fatta volentieri e ogni volta ne sono uscito arricchito: il confronto con le altre realtà è sempre stato importante al fine di maturare un giudizio sulla situazione della scuola che non avesse come unico angolo visuale il proprio istituto.

Le più volte promesse prove Invalsi ci saranno e saranno svolte al computer. Esse riguarderanno tre materie (italiano, matematica e inglese) e si svolgeranno non a giugno, ma durante l'anno scolastico; anzi il loro affronto è condizione necessaria ma non sufficiente per l'ammissione all'Esame di Stato.

Mi sembra positivo che ci siano prove Invalsi uguale su tutto il territorio nazionale. Non capisco perché non svolgerle durante l'esame di stato. O meglio, sospetto che il motivo sia semplice: non tutte le scuole potrebbero posizionare ogni candidato davanti a un computer, avendone in numero inferiore rispetto alle necessità. Una sola perplessità: dalle proposte emerse non si capisce se l'esito delle prove Invalsi inciderà sui 100 punti a disposizione. Se la risposta fosse no — come sembra, direi che esse sono ridotte a un adempimento burocratico e a questo sarei contrario.

Tre sono le condizioni indispensabili per l'ammissione all'esame di stato: 1) una media maggiore o uguale a 6 nello scrutinio finale, 2) la partecipazione alle prove Invalsi, 3) la partecipazione nel triennio alle attività di alternanza scuola-lavoro  (almeno 200 ore nei licei e almeno 400 nei tecnici e professionali). 



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COMMENTI
01/11/2016 - Sano realismo (Gabriella Villa)

Concordo pienamente con l'analisi e le osservazioni proposte nell'articolo. Sono convinta che sia tempo di rivedere alcuni dei pilastri su cui si è fondata la nostra società e, nel caso di specie, l'organizzazione del sistema scolastico che ha bisogno di avvicinarsi maggiormente alle caratteristiche degli studenti e alle necessità della società per come si sta riorganizzando su scala mondiale.

 
10/10/2016 - Commissari tutti esterni (vittorio perego)

Non capisco perché non viene neanche ipotizzata l'unica cosa semplice e concreta per ridare serietà all'esame: la commissione composta interamente da membri esterni. Si diminuisce la possibilità di un esame lasco come è ora (colleghi che concordano con gli studenti le domande della terza prova o le domande del colloquio) Non c'è nessun aggravio economico: perché attualmente sia i componenti esterni e interni percepiscono una diaria. In questo modo tutti gli insegnanti sarebbero incentivati durante l'anno a lavorare per preparare al meglio i propri studenti. Lasciamo stare gli INVALSI: alcuni colleghi fanno appositamente copiare o aiutano gli studenti. Grottesca la situazione dell'alternanza scuola lavoro: al liceo gli studenti si limitano a certificare le attività che già svolgono (oratori, associazioni,..). Cosa facciamo valutiamo queste attività nel voto di maturità?