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SCUOLA/ Formazione docenti, il "luogo-comunismo" vince ancora

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Alla fine, per gli studenti non si fece; così ora si farà per gli insegnanti. E giù a raccogliere diligentemente ogni certficatino, ogni prodottino, ogni scrittino, che possa far volume e far figura, per tutta la vita…. Già, ma chi la vita, professionale almeno, ce l'ha quasi tutta alle spalle? Avrà tenuto copia del suo lavoro per l'anno di straordinariato? Invidio gli ordinati che, oltre ai certificati di vaccinazione dei figli, alle bollette, alle dichiarazioni dei redditi e a tutto il restante ciarpame burocratico che ingombra le nostre case, si sono tenuti da parte anche l'attestato del corso di formazione seguito nel 1987… Non sono tra questi. 

Riandando con la mente al passato, ricordo molti pomeriggi trascorsi a scuola con i colleghi a studiare riforme (quante!), a progettare sperimentazioni, a preparare griglie e prove; per dirne una, qualcuno ricorderà che cosa significò il nuovo esame di stato: nuove prove, nuove griglie, i criteri per l'attribuzione del neonato credito formativo; e poi l'autonomia: capirci qualcosa, pensare qualcosa, scoprire che non c'era quasi niente… Ma erano tempi strani, quelli: si lavorava senza incentivi, senza Fis, senza bonus, senza gerarchie, senza pagelle… Per farla breve: dopo trentacinque anni, il mio portfolio sarà molto più vuoto di quello di un neoassunto. Mi sento quasi giovane. Se chiudo gli occhi, mi si squaderna davanti un magnifico universo: migliaia di stelline — insegnanti che ruotano velocissime intorno ai dirigenti; gli autonomi dirigenti che ruotano veloci intorno agli Uffici sScolastici provinciali, che ruotano  intorno agli Uffici scolastici regionali, che ruotano intorno al Miur, che tutti li mira immoto.



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COMMENTI
11/10/2016 - Articolo mirabile (Franco Labella)

Chi mi legge sa che sono uno "spirito libero" ma ad ogni buon conto chiarisco che non conosco di persona la collega Zanello e manco sono in contatto epistolare con lei. Quindi zero sollecitazioni o stimoli a scrivere bene. La premessa, necessaria, serve a giustificare un giudizio lusinghiero su quanto ho letto e che non ho difficoltà a qualificare con un aggettivo che non uso mai. Se fosse possibile (e senza voler passare al culto della personalità :-)) suggerirei ai colleghi tutti di diffondere e far girare a mille l'articolo. Perché poche volte si riesce ad essere incisivi, analitici, profondi come Zanello in quest'articolo. E se fosse possibile lo invierei anche all'addetta stampa del Ministro. Magari si potrebbe concordare, alla prossima intervista sulla stampa non specializzata, di essere un po' più prudenti, meno enfatici e abbandonare magari il piglio che porta a scrivere come una minaccia "i 750.000 insegnanti torneranno tutti sui banchi". Sui banchi ci stiamo tutti i giorni e a quei banchi si è seduta, da allieva, anche l'attuale occupante di Viale Trastevere. Ma forse non ha incontrato i colleghi giusti...