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UNIVERSITA'/ Giovani all'estero? Non è "tradimento", ma voglia di rischiare

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Ricercatori durante una protesta (LaPresse)  Ricercatori durante una protesta (LaPresse)

Naturalmente ci sono problemi evidenti che sono sotto gli occhi di tutti e che non voglio assolutamente trascurare. Ad esempio, il fatto che il nostro Paese non sappia valorizzare tutto quel potenziale di molti giovani laureati che solo all'estero trova la possibilità di esprimersi. Tuttavia, quello che secondo me poco si considera analizzando questo fenomeno, è che ci sono tanti giovani italiani che hanno il coraggio di rischiare, di mettersi in gioco nel mondo, ciascuno con la sua storia e le sue motivazioni, che non hanno paura di valorizzare le proprie passioni e di cercare il meglio per sé. A mio giudizio questo non significa venir meno all'amor di Patria: tutt'altro. Bisogna constatare che per molti giovani italiani, ormai, la Patria è il mondo. In un contesto in cui prevale la paura dell'altro e del diverso, la logica del "prima noi poi gli altri", la costruzione di muri per difendere quelle poche certezze rimaste, questi giovani, per me, sono un punto da guardare e da cui ripartire.



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COMMENTI
14/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Nessuno dei due. Si chiama solitudine. Non siamo un popolo unito e lo stato non lavora per i suoi cittadini. A quando una vera collaborazione tra università e impresa?