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SCUOLA/ I (veri) nemici del liceo classico stanno in terza media

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Occorre invece lavorare di più sul metodo di studio di una disciplina complessa come la storia durante il triennio della scuola media, per poter fornire gli strumenti allo studente onde poter affrontare lo studio del monstrum nefandum della cosiddetta geostoria, partorita dal genio gioviale di qualche tecnocrate del Miur ai tempi della riforma Gelmini… 

Si evidenzia infatti nella lettera aperta della taskforce del liceo classico: "Lo studio delle lingue antiche deve inoltre essere sempre adeguatamente contestualizzato; appare perciò prioritario rendere di nuovo la storia una disciplina autonoma, dotata di specifica valutazione e di spazi orari adeguati (e quindi non confusi, come ora accade, con la geografia), nel biennio ginnasiale, proprio quando si approfondiscono le civiltà del mondo antico". 

Non è che un'ora in più di storia o geografia del ginnasio abbia dirette conseguenze sulle umane sorti progressive degli studenti che possono diventare iuvenes translatores (c'è una gara dove i giovani sono chiamati a tradurre un testo fornito dal Miur dalla propria lingua madre a una lingua — moderna —dell'Unione Europea… e il nome è in latino!). Mentre gli estensori come novelli paladini delle lingue classiche si definiscono con una parola inglese! Vi è quasi una spassosa, anzi aporetica, contraddizione!

La lettera così si conclude: "chiediamo dunque di rivitalizzare e rilanciare il ginnasio-liceo classico, di non impoverirlo nei suoi contenuti e nei suoi caratteri fondanti, ma al contrario di arricchirlo di quegli apporti culturali che negli ultimi anni gli sono stati improvvidamente sottratti".

Ma se rivitalizzare significa promuovere iniziative nostrane come il processo al liceo classico, la notte bianca del liceo classico e i mille certamina che infestano la nostra patria delle lettere, io mi metterei le mani di capelli  pure se fossi il crine della Medusa! Come spesso accade in Italia, si perde la sostanza del problema e solo una sereno ragionamento condiviso potrebbe cercare soluzioni per "salvare" il liceo classico che è veramente un vanto tutto italiano di cui andare orgogliosi di fronte a tutto il mondo.

In conclusione, per il contesto di uno dei tanti appelli buttati sulla platea del web,  mi viene in mente una pagina foscoliana: "Chiesi la vita di Benvenuto Cellini a un librajo — Non l'abbiamo. Lo richiesi di un altro scrittore; e allora quasi dispettoso mi disse, ch'ei non vendeva libri italiani. La gente civile parla elegantemente francese, e appena intende lo schietto toscano. I pubblici atti e le leggi sono scritte in una cotal lingua bastarda che le ignude frasi suggellano la ignoranza e la servitù di chi le detta. I Demosteni Cisalpini disputarono caldamente nel loro senato per esiliare con sentenza capitale dalla repubblica la lingua greca e la latina". 

Ma, al di là dei pur condivisibili buoni propositi di demosteni affabulatori, spasimanti difensori delle lingue classiche, è piena anche l'ambone internettiano… 



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