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SCUOLA/ Docenti, l'Ocse svela i nodi irrisolti della "Buona Scuola"

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I motivi sono molti ma due vanno sottolineati: l'incapacità dell'università di adeguare i curricoli oltre una loro semplice riduzione di contenuti e la scarsità di domanda da parte del mondo del lavoro di professionalità qualificate a livello di istruzione terziaria. Chi ha elevato know how deve troppe volte emigrare per spenderlo. Le rigidità del sistema di istruzione e la carenza di finanziamenti per borse di studio rendono la mobilità sociale più difficile in Italia che altrove e le diseguaglianze sociali tendono quindi a perpetuarsi (in certe aree della penisola più che in altre). Ecco che il problema dell'equità si affianca a quello della diversificazione dei percorsi di studio, ma il mondo del lavoro dovrà per forza fare la sua parte per mobilizzare le capacità presenti nelle giovani generazioni, soprattutto di immigrati, e per riconvertire le professionalità attraverso una nuova formazione degli adulti, perché la competizione globale non può giocarsi tutta a carico del rinnovamento del sistema di istruzione ma deve essere affrontata affiancandovi anche l'innovazione d'impresa in termini di nuova partecipazione ai processi formativi. 

Liberare da lacci e lacciuoli burocratici le scuole e la formazione terziaria e dare maggiore autonomia nella gestione di quel poco di finanziamenti che vengono erogati, rinforzando la logica delle reti anche con le imprese, sarebbe già un bel passo avanti nella direzione auspicata dai ricercatori Ocse.



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