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SCUOLA/ Il vero problema dei compiti a casa? L'"eclissi" dei docenti

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Come può lo studente affrontare con successo la disparità fra una classe dove si applica una procedura (una regola) e un compito a casa dove dovrebbe valutare un prodotto, o addirittura produrne uno, o anche come può affrontare con gusto la disparità fra una classe dove ha compreso un meccanismo, ed un compito a casa dove la consegna valutativa è solo applicativa?

In entrambi i casi, il compito a casa è corpo estraneo all'esperienza di scuola fatta, qualunque essa sia, buona o cattiva, e viene espulso. Ma vista la persistenza di questa pratica didattica, l'espulsione può essere solo dispensativa, e tale da negare la natura della relazione didattica.

Una risoluzione del problema dei compiti non è quindi da attendersi dalle polemiche del web e della stampa, ma dalla riflessione pedagogica dei  docenti, ammesso che questi non scelgano di risolvere il problema assegnando una serie di esercizi dal libro di testo, ma in realtà delegando ad altri (gli autori dello stesso) la responsabilità di una programmazione che non può essere che del docente stesso. Ed, in tale caso, non verificando affatto la congruità fra lavoro mattutino e lavoro domestico, nella convinzione che "i compiti fanno sempre bene, perché almeno li fanno".

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COMMENTI
17/10/2016 - tempo pieno o settimana corta? (Giuliana Zanello)

Certamente sto semplificando, comunque mi domando se le otto ore di cui si parla, oggettivamente terribili per un bambino delle elementari, siano frutto di tempo pieno o di settimana corta. In molte scuole, infatti, è accaduto questo: cinque giorni inzeppati di ore curricolari per chiudere il sabato. E' chiaro che in queste condizioni non si può chiedere a un bambino di fare anche i compiti a casa, ma è anche chiaro che a scuola manca il tempo (per non parlare delle strutture) per abituare a quel poco di lavoro individuale che è necessario per imparare qualunque cosa. Non ho dati in proposito, ma mi domando se esistano ancora scuole con il vero tempo pieno (nel quale c'è spazio per i compiti individuali) o se questa lusinghiera definizione non copra ovunque la settimana corta, diffusasi un po' per moda, molto per soccorrere a costo zero le necessità delle famiglie.

RISPOSTA:

Non credo che sia opportuno valutare le intenzioni che possono soggiacere alla scelta della eventuale settimana corta nella scuola elementare in quanto non utile ad una disamina approfondita della questione compiti si/no. Anche qui sarebbe invece essenziale riflettere sul modello didattico, ad es., come suggerito, ripensando ad una scuola che, se deve essere full time, deve perseguire la personalizzazione dei percorsi, ivi compreso il momento della "sedimentazione" di quanto sperimentato. La dimensione della scuola secondaria, soprattutto quella di secondo grado, necessita di una riflessione specifica. SB