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UNIVERSITA'/ Prof scelti dal governo, ecco l'autonomia versione-Renzi

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Un primo dubbio attiene alla disciplina ordinaria di reclutamento dei professori universitari: se si ritiene che i metodi previsti dalla legge Gelmini non siano in grado di assicurare "attrattività" e "competitività" al nostro sistema universitario, tanto da reputarsi necessaria l'introduzione di procedure in deroga alla disciplina vigente, perché non intervenire su quest'ultima? E perché avviare, come si è appena fatto, una nuova procedura per il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale sulla base di norme evidentemente ritenute inadeguate?

Il maggiore motivo di preoccupazione riguarda però le garanzie d'imparzialità di commissioni nominate dall'Esecutivo. Il curriculum internazionale dei potenziali presidenti delle commissioni non è, infatti, una condizione di per sé sufficiente ad assicurare la terzietà dei valutatori. Sembra tornare, in tale soluzione, quell'abbaglio esterofilo che aveva ispirato l'introduzione di commissari stranieri nelle precedenti procedure di conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale. Una scelta che, com'è noto, ha creato non pochi problemi sul piano pratico e che è stata saggiamente abbandonata nella revisione della disciplina relativa alla nuova abilitazione nazionale.

C'è, infine, alla base di tale iniziativa l'idea (difficilmente accettabile) che dinanzi al reale o presunto fallimento dell'autonomia universitaria, le scelte degli accademici possano essere surrogate da quelle dei politici, come se, negli anni, questi ultimi avessero dato miglior prova di sé rispetto ai "baroni" universitari. Ed è piuttosto singolare che si sostenga una cosa del genere proprio nel momento in cui uno dei più sbandierati vantaggi del processo riformatore in corso è la riduzione dei "posti" (e, dunque, dei "costi") della politica. Non si comprende, in sostanza, quali garanzie potrebbe offrire una selezione dei valutatori accademici proveniente da una classe politica talmente delegittimata da non riuscire a trovare una promessa più allettante della riduzione fisica dei propri elementi.

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COMMENTI
18/10/2016 - "Riforme" e cambiamenti in forma di spot (Franco Labella)

Ho apprezzato dell'articolo del prof. Morelli due cose: la nitidezza di ragionamento e l'uso di una categoria (l'esterofilia) che spiega molto dei guai che attraversano il mondo dell'istruzione (che conosco) e quello dell'università che mi è decisamente meno familiare. C'è una seconda categoria che propongo come commento: l'uso continuato dell'apparente e appariscente "novità" come veicolo di scelte quanto meno discutibili. Insomma la tecnica dello spot pubblicitario: il messaggio colpisce salvo che chi l'ascolta difficilmente avrà poi strumenti e tempo per la verifica di congruità tra i risultati attesi e promessi e quelli ottenuti. C'è buonsenso allo stato puro nell'osservazione del prof. Morelli che se l'attuale sistema di reclutamento non funziona non è attraverso l'eccezione che lo si cambia. C'è ancora buonsenso nella considerazione che non è il passaporto estero a garantire una procedura sicuramente corretta e priva dei difetti imputati al nostro mondo accademico. Che sarebbe come dire,il ad esempio, che le truffe scientifiche nei lavori accademici sono prerogativa esclusivamente italiana. E sulla autonomia si potrebbe avviare riflessione sulla schizofrenia di chi fino a poco fa sposava le tesi relative alla necessità di trasformare financo la forma di Stato da unitario in federale ed oggi propone il ritorno al centralismo spinto ma lo fa parlando poco di tutto il resto e molto di siringhe e sanità che sono tema caldo e sentito. Ricordarsene il 4 dicembre