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SCUOLA/ Compito a casa, studiare storia: sotto esame finisce il prof

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Benito Mussolini (1883-1945) (Foto dal web)  Benito Mussolini (1883-1945) (Foto dal web)

Una prima caratteristica è proprio la profondità del tempo che abbiamo alle spalle e che si dispone come un fiume in un punto del quale siamo immersi anche noi. Una seconda è il tema della causalità e consequenzialità dei fatti: qualcosa è accaduto che ci ha resi quello che siamo. Una terza è la disposizione nello spazio di ciò che è successo. Oggi va molto di moda la terza, si parla appunto di "storia nel mondo globalizzato" e di nesso tra la storia e la geografia, ma non dovrebbero essere perdute le altre peculiarità. 

Il dialogo con i ragazzi sul loro/nostro presente è dunque fondamentale, non solo come spunto per passare alle routinarie spiegazioni, ma perché la storia è proprio una coscienza delle profondità di cui è ricco il presente. Come due specchi posti uno davanti all'altro riflettono l'immagine frapposta moltiplicandola per mille, così la storia dilata la nostra umanità affratellandoci ai nostri predecessori. Siamo sempre noi, la pasta di cui erano fatti è anche la nostra. Ma se siamo qui nonostante tutto è perché qualcosa è successo che ha dato senso alla nostra varia, problematica e pur appassionante convivenza tra esseri umani. 

L'insegnante dovrebbe essere il primo portatore di questa consapevolezza, perché il primo riflesso nello specchio della classe è la sua faccia. Se ha non solo competenza (che può crescere col tempo), ma soprattutto profondità, allora la storia diventa una bella avventura. E anche i compiti a casa uno spasso. O quasi.

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COMMENTI
21/10/2016 - il presente (roberto castenetto)

Gli allievi sono schiacciati sul presente e studiare la storia per loro diventa sempre più insensato. A loro il passato non interessa,salvo eccezioni. Probabilmente ciò è favorito dalla tecnologia in cui tutti siamo immersi. Una notizia, un prodotto invecchiano nel giro di poco tempo e non interessano più. Credo che il fenomeno debba essere ancora compreso in tutti i suoi aspetti. In realtà sarebbe bene che interessi prevalentemente il presente, dato che il passato non c'è più e il futuro non è ancora. Ma il presente che domina è monco, senza le domande esistenziali: chi sono, da dove vengo e dove vado. Se uno non si pone queste domande, non è interessato alla storia. Non a caso la storia è stata scoperta da due piccoli popoli, quasi contemporaneamente: gli ebrei, schiavi a Babilonia e bisognosi di sapere chi erano, da dove venivano e dove andavano, e dai greci, bisognosi di distinguersi dai persiani. Anche oggi solo un piccolo popolo, che non vuole farsi fagocitare dall'impero mondiale della globalizzazione, può riscoprire la storia. E nella scuola solo un insegnante cosciente di ciò può introdurre gli allievi a guardare il passato nel presente.