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SCUOLA/ Compito a casa, studiare storia: sotto esame finisce il prof

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Benito Mussolini (1883-1945) (Foto dal web)  Benito Mussolini (1883-1945) (Foto dal web)

In un articolo apparso nel febbraio scorso sulle pagine culturali del Sole 24 Ore lo storico Sergio Luzzatto, teorico dell'altra storia e dissacratore dei miti, ha detto una cosa giusta. Interrogandosi sullo stato dell'insegnamento della storia nella scuola, ha osservato che "il passato può parlarci soprattutto se raggiunto attraverso un percorso a ritroso, se interrogato a partire dalle domande del presente". 

Perché giusta? Perché fa comprendere, quando ce ne fosse ancora bisogno, che la materia "storia" è il campo in cui si intrecciano non solo varie forme del sapere, ma soprattutto l'umanità dell'alunno con l'umanità di chi gli sta accanto, compresa quella dell'insegnante o degli insegnanti che lo accompagnano nel cammino degli studi. 

La storia insegnata è perennemente in crisi da quando, ormai un secolo fa, gli annalisti francesi decisero che la narrazione andava sostituita con strutture, società e fenomeni di lunga durata. I manuali in questo modo si arricchivano di materiali complessi privilegiando, come spesso ancora succede, le fasi spazio-temporali. Non avendo un terreno sicuro sul quale muoversi, gli studenti si impoverivano affogando nel guazzabuglio dei piani storici sovrapposti, ardui da imparare. Che fare?

Ecco allora spuntare un'altra novità sul piano della didattica: la storia, è stato detto, non si impara, ma si osserva, si discute, si fa con la ricerca. Suggerimento stimolante che non sempre si è tradotto in interesse e consapevolezza dello studente. La ragione, per riprendere la citazione iniziale, è che anche la più semplice avvertenza presente nelle Indicazioni ministeriali di scuola primaria e secondaria di I grado, secondo le quali è bene partire sempre dalla storia personale dell'alunno e della sua famiglia per poi dispiegare ai suoi occhi i grandi quadri di civiltà, viene ridotta a didatticismo. Non c'è la persona dell'alunno, ma l'attività che in qualche modo lo deve vedere coinvolto. 

Anche in questo caso si spendono grandi energie, specie da parte degli insegnanti più meritevoli, con risultati non sempre soddisfacenti. E i compiti a casa di storia, quando ci sono, sono sempre un'impresa ardua, perché se non implicano la ripresa di un argomento di cui si sia colta la ragione in classe, sono ridotti ad apprendimento mnemonico di concetti astratti mutuati dal libro di testo. 

La storia è una forma di conoscenza, approssimativa quanto si vuole, ma pur sempre grande contenitore di vicende umane che la ricostruzione dello storico squaderna davanti ai nostri occhi. Dove cominciare per afferrarne il filo che si dipana attraverso i secoli? Qualunque porta di accesso può essere utile per addentrarsi nel patrimonio di fatti, culture e forme di società che ci hanno preceduto. La storia insegnata non può rinunciare ad alcune caratteristiche proprie della grande storia esperta, pena il suo abbassamento a racconto fiabesco o, su un altro versante, al suo assorbimento nella filosofia. 



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COMMENTI
21/10/2016 - il presente (roberto castenetto)

Gli allievi sono schiacciati sul presente e studiare la storia per loro diventa sempre più insensato. A loro il passato non interessa,salvo eccezioni. Probabilmente ciò è favorito dalla tecnologia in cui tutti siamo immersi. Una notizia, un prodotto invecchiano nel giro di poco tempo e non interessano più. Credo che il fenomeno debba essere ancora compreso in tutti i suoi aspetti. In realtà sarebbe bene che interessi prevalentemente il presente, dato che il passato non c'è più e il futuro non è ancora. Ma il presente che domina è monco, senza le domande esistenziali: chi sono, da dove vengo e dove vado. Se uno non si pone queste domande, non è interessato alla storia. Non a caso la storia è stata scoperta da due piccoli popoli, quasi contemporaneamente: gli ebrei, schiavi a Babilonia e bisognosi di sapere chi erano, da dove venivano e dove andavano, e dai greci, bisognosi di distinguersi dai persiani. Anche oggi solo un piccolo popolo, che non vuole farsi fagocitare dall'impero mondiale della globalizzazione, può riscoprire la storia. E nella scuola solo un insegnante cosciente di ciò può introdurre gli allievi a guardare il passato nel presente.