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SCUOLA/ L'"arte" di incassare ogni colpo e di ricominciare sempre

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Non più insegnante costretto dai tempi del programma, dalle verifiche, dalle scartoffie, dalla "vita carceraria delle aule". Nel mezzo, fra questo e il modello para-aziendalista, c'è la fatica umile di chi cerca, faticosamente, tra "drammi personali e sciagure mondiali, morti, nascite, separazioni, nuovi amori e vecchie amicizie", di mantenere una via mediana, senza voler fare il missionario, con onestà intellettuale, talora anche fallendo. 

Ma la scuola, nota Villalta, che la conosce dal di dentro, ha una capacità spaventosa di assorbire, ammortizzare ogni novità, incassare ogni colpo: per quanto ci appaia sgangherata, sempre a rischio di collasso, ogni giorno alle otto, ricomincia sempre, col suo "esercito silenzioso che procede sostituendo ogni anno le perdite, ricompattando i reparti, difendendo il fronte incerto delle paure e delle aspirazioni di tutti": questo, dice Villalta è il vero esercito degli immortali, allievi e insegnanti: gli uni passano e vanno, gli altri restano, sorta di ripetenti volontari, a sostenere il fronte della trasmissione della memoria, del sapere, e, sopratutto, ad alimentare questo desiderio. 



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COMMENTI
24/10/2016 - Romanzo mancato (daniela graffigna)

Concordo con il giudizio prudente, ed aggiungo che il romanzo mi sembra non riuscito anche dal punto di vista narrativo: trama difficile da seguire e soprattutto da ricostruire; situazioni piuttosto improbabili (il passaggio sotterraneo...), assenza di caratterizzazione psicologica dei personaggi. Insomma, una grande delusione.

 
23/10/2016 - la scuola di Villalta (roberto castenetto)

Scuola di felicità di Villata non coglie la realtà attuale. In nessuna scuola odierna gli studenti si dividerebbero in due fazioni a favore o contro un progetto d'istituto. Né il problema è il dentro o il fuori della scuola. C'è altro che va capito e svelato. Non c'è nemmeno una progetto di felicità, al massimo c'è la buona scuola del governo. Il romanzo di Villata manca di drammaticità; rimane alla superficie di un problema epocale che è la fine della scuola stessa.