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SCUOLA/ I prof e la sfida di uno sguardo vero sull'io

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L'aiuto ai presenti è stato dato da voci qualificanti (Chiosso, Esposito, Monopoli, Vittadini) con i quali si è interloquito a fondo per giungere alla rinnovata consapevolezza di un compito. Alla scuola italiana, come alla scuola in genere, servono mezzi, finanziamenti e strutture, ma tutto ciò non basta. Servono soprattutto uomini che sappiano guardare gli studenti come sono e trarre da uno sguardo pieno di interesse per le loro vite e le loro storie il punto su cui fare leva per intraprendere la trama dell'apprendimento. 

Se l'anno precedente si è seminato nel profondo, lo spettacolo di quest'anno è stato da una parte una coscienza più matura perché rafforzata dal confronto con l'esperienza, dall'altro la laboriosità di educatori che hanno portato il loro grano ai mulini delle conoscenze dove si maturano le personalità degli studenti. È risultata più chiara, in ultima istanza, la consapevolezza che originalità e intraprendenza dei ragazzi, risveglio dei loro interessi e capacità di adeguarsi alle incognite della globalizzazione, anche dal punto di vista delle scelte future, sono commisurati alla disponibilità dell'adulto di "decentrarsi", cioè di reinventare continuamente la materia insegnata, senza ridurla, per rendere l'altro un soggetto attivo e partecipe di quel viaggio straordinario attraverso tutte le espressioni dell'umano che si svolge tra i banchi. Insomma si tratta di un percorso dello sguardo che mette in gioco innanzitutto la consapevolezza che ognuno ha di sé, perché è da questo che può nascere e svilupparsi una posizione capace di far emergere le domande e di abbracciarle. 

In questo senso, la Convention ha rappresentato un punto di svolta anche rispetto al valore del mettersi insieme: non un problema aggregativo o strategico, ma la scoperta dell'amicizia come di quella forza che può rappresentare la leva della storia e del cambiamento.

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