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SCUOLA/ I prof e la sfida di uno sguardo vero sull'io

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La Convention 2016 di Diesse, associazione professionale di insegnanti, che si svolge annualmente a Bologna e che ha visto lo scorso fine settimana radunarsi 800 insegnanti provenienti da quasi tutte le regioni italiane, ha collocato il lavoro educativo e didattico di tanti che operano nella scuola nel contesto delle sfide attuali. Che sono tante: politiche (leggi: attuazione della Buona Scuola, compresi i temi scottanti delle assunzioni, dell'alternanza scuola-lavoro, della partenza di un nuovo percorso abilitante, della formazione), organizzative, culturali, didattiche. Senza contare gli urti che provengono dalle attuali circostanze storiche che sembrano destabilizzare un mondo fino ad oggi ritenuto sicuro e che finiscono per rifluire in qualche modo nel dialogo scolastico: le migrazioni dei popoli, la rimessa in discussione dei confini degli Stati, la perdita di evidenze morali fino a ieri ritenute indiscutibili, la necessità di ridefinire il ruolo della scuola. 

Il popolo di Diesse in questo contesto liquido e agitato ha mostrato un ancoraggio sicuro, rappresentato anzitutto dal giudizio culturale che sui singoli aspetti della realtà hanno sviluppato i gruppi di approfondimento denominati Botteghe dell'Insegnare e Team Work: più stabili le prime e funzionanti tutto l'anno e più estemporanei i secondi ma non meno puntuali nella presentazione di spunti e pratiche utili per i docenti. Durante la Convention sono stati avviati, in questo senso, una ventina e più di percorsi formativi, di stampo sia disciplinare che trasversale, dall'italiano alla matematica, dalla valutazione alle scienze motorie e sportive. Alcuni ambiti sono già consolidati da anni, altri nuovi e da sperimentare, ma tutti nell'insieme capaci di arricchire l'offerta formativa che Diesse rivolge all'universo della scuola italiana. 

Se il cuore dell'associazione sono appunto, come è apparso evidente, le laboriose comunità di insegnanti all'opera (tanto impegnate che il tempo della due giorni è apparso perfino esiguo), la novità di quest'anno è stata la posizione assunta nei confronti della realtà della scuola. Come dire: abbiamo navi e vele, ma soprattutto sappiamo verso quale meta navigare. Quale? Il bene degli alunni anzitutto, che coincide con l'ipotesi positiva di un senso della realtà vissuta dall'insegnante. 

La Convention 2016 ha camminato, da questo punto di vista, sulla traccia indicata l'anno precedente da Julián Carrón nel suo intervento al convegno promosso in collaborazione con altre opere educative. Noi adulti, diceva Carrón, abbiamo ridotto l'io ai suoi fattori antecedenti, di tipo psicologico, sociologico, culturale, storico eccetera. Perciò in un certo senso "medicalizziamo" l'educazione. Non ci accorgiamo della persona dell'alunno, del suo io intero, ma solo dei problemi. La vera sfida, continuava, è uno sguardo sull'io che lo percepisca secondo la sua vera natura, cioè con tutte le sue esigenze ed evidenze elementari. La questione dello sguardo è stato pertanto il tema dei momenti assembleari della nuova edizione.  



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