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SCUOLA/ Paritarie, la svolta si nasconde nella delega 0-6 anni

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Giustamente l'annuncio di uno stanziamento di 100 milioni per il settore paritario nella prossima legge di stabilità ha suscitato un coro di commenti positivi dato che "l'incremento di spesa" previsto aumenta di quasi il 20% lo stanziamento dello scorso anno (494 milioni nella legge di stabilità oltre ai 12 milioni per il sostegno all'handicap), ma di fatto non inciderà significativamente sui problemi dato che, come riportato anche dai media, aumentare la detrazione annuale per le famiglie da 400 a 600 euro comporta portare il beneficio effettivo da 76 a circa 110 euro annui, valore economico che certo non incide sulle decisioni di scelta delle famiglie, così come aumentare da 1000 a 3000 euro il contributo per studente ai fini del sostegno all'handicap andrebbe ancora a coprire molto parzialmente un costo che tutti valutano intorno ai 20mila euro annui.

Per ciò che attiene il contributo per il finanziamento alle scuole, anche un incremento di 50/60 milioni (tolto dai 100 milioni quanto necessario a coprire detrazioni ed handicap) porterebbe l'importo a circa 550 milioni, oso dire quasi un insperato aumento del 10% circa, ma una valutazione oggettiva non può dimenticare che nel 2001 lo stanziamento era di 535 milioni e che la sola erosione inflattiva del potere di acquisto, che nonostante i bassi livelli del tasso di questi anni ha un valore composto del 33,9%, e il suo riallineamento per dare alle scuole un importo con lo stesso potere di acquisto, dovrebbe portare il contributo a 718 milioni.

Questo non vuole essere una critica alla decisione che, grazie a politici che hanno a cuore il settore paritario, è da considerare un risultato notevole, ma vuole evidenziare che senza un radicale cambiamento del modello di finanziamento di sistema non si potranno ottenere risultati soddisfacenti per equità e abbattimento delle barriere economiche.

A questo punto chi legge, come giusto, potrebbe dire: "parole e critiche" ma non ci sono proposte di soluzione. Così non è, poiché da tempo continuiamo ad insistere ed inoltriamo proposte.

Che gli stati occidentali non saranno più in grado di sostenere finanziariamente l'attuale modello di welfare ed occorrerà puntare su autonomia e sussidiarietà lo abbiamo scritto e pubblicato due anni fa sul nostro libro "SOS Educazione"; che occorrerebbe avviare una sperimentazione di piena autonomia di tutte le istituzioni scolastiche sul modello anglosassone delle Academies, ma nel rispetto delle nostre tradizioni culturali, lo abbiamo proposto con precisazioni sulla base della normativa vigente (non occorrono nuove leggi) durante la consultazione per la stesura della legge 107 e trattato in un mio articolo; che un nuovo modello di finanziamento del sistema basato sul costo standard di sostenibilità porti oltre che ad avere un sistema più equo e di migliore qualità anche ad un risparmio per lo Stato con possibilità di riqualificazione della spesa utile anche a maggiori investimenti si legge nel recente testo di Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola, "Il diritto di apprendere", riportante una specifica ricerca, in diffusione e discussione in questi mesi. 



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COMMENTI
27/10/2016 - Non mi fido più dello Stato (Luigi PATRINI)

Ma non mi fido molto neppure dei politici che finora hanno fatto solo promesse. Quando il centro-destra ha governato con ampie maggioranze ha lasciato tutto immutato. La sinistra non ha interesse a modificare la debordante arroganza dello stato in campo educativo, essa stessa è statalista perché per la sinistra non c'è distinzione fra società civile e stato e, se c'è, è solo per subordinare la società allo stato. Occorre avere il coraggio di dire chiaro: la scuola la fa chi la sa fare. Lo Stato controlli che chi fa scuola abbia i titoli per farlo, fissi obiettivi minimali comuni a tutte le Regioni, ma non faccia la scuola in proprio! Quando lo Stato è proprietario della scuola, cioè dell'istruzione e dell'educazione dei cittadini, tende inesorabilmente a produrre persone dipendenti dall'autorità pubblica, incapaci di ogni vero protagonismo. Sia la società, nel contesto di programmi con contenuti omogenei e articolati per tutto il paese, a fare scuola: questa, solo questa sarà davvero "Buona scuola"! Non quella gestita da chi governa il Paese.

 
27/10/2016 - ½ voucher alle private = ½ ticket alle pubbliche? (Vincenzo Pascuzzi)

1 Il “sistema integrato ecc. “ di cui al comma 181, lettera e) della infausta e sgangherata (mio pdv) o della riforma/ciambella senza buco (secondo altri) lascia intendere che introdurrebbe il finanziamento tramite voucher delle paritarie. Scavalcando la restrizione del “senza oneri per lo Stato” (art. 33, c. 3, Cost.), prospettiva affascinante ma ritenuta improbabile dagli stessi fautori della parità economica totale. Parità che pure è indicata nello stesso comma 181, lettera e). 2) La l. 62/2000 non ha “introdotto il sistema paritario”, non ha modificato l’art. 33 Cost., ma ha stabilito che “Il sistema nazionale di istruzione, …., è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”, e ha riconosciuto che le paritarie private svolgono – a certe condizioni - servizio pubblico, pur non essendo pubbliche. 3) I recenti ulteriori “100 mln per il settore paritario” sono ben lontani dal costituire parità economica: l’Agesc da anni chiede allo 6 mld. 4) “politici che hanno a cuore il settore paritario” in realtà mirano a consensi elettorali soprattutto per i 4 dicembre prossimo. 5) “Stati occidentali, welfare e il diritto di apprendere” la questione va trattata nel suo insieme, cioè Stato, Nazione e Famiglie. Non ha senso che lo Stato risparmi se poi le famiglie devono spendere di più. Non ha senso l’eventuale erogazione di mezzo voucher alle paritarie private gravando le pubbliche di un corrispondente mezzo ticket.

 
27/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Compartecipazione delle famiglie al servizio. Allora le tasse che le paghiamo a fare se il servizio dobbiamo farcelo da soli? Si può sperare in un trattamento uguale per tutti i cittadini o ci saranno cittadini di serie a e di serie b e pure regioni di serie a e b per la gioia degli autonomisti pro domo solo loro?