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SCUOLA/ Paritarie, la svolta si nasconde nella delega 0-6 anni

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Ecco perché la partita in gioco sulla delega 0-6 anni assume un'importanza fondamentale: se esce statalista, oserei dire, lasciamo ogni speranza e continuiamo a lottare per far sopravvivere questo sistema scolastico; se esce un vero sistema integrato potremo avviare il vero rinnovamento con vantaggi per tutti, qualità del sistema, bilancio dello Stato, famiglie, istituzioni scolastiche. Ci vuole e ci aspettiamo coraggio nelle scelte politiche.



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COMMENTI
27/10/2016 - Non mi fido più dello Stato (Luigi PATRINI)

Ma non mi fido molto neppure dei politici che finora hanno fatto solo promesse. Quando il centro-destra ha governato con ampie maggioranze ha lasciato tutto immutato. La sinistra non ha interesse a modificare la debordante arroganza dello stato in campo educativo, essa stessa è statalista perché per la sinistra non c'è distinzione fra società civile e stato e, se c'è, è solo per subordinare la società allo stato. Occorre avere il coraggio di dire chiaro: la scuola la fa chi la sa fare. Lo Stato controlli che chi fa scuola abbia i titoli per farlo, fissi obiettivi minimali comuni a tutte le Regioni, ma non faccia la scuola in proprio! Quando lo Stato è proprietario della scuola, cioè dell'istruzione e dell'educazione dei cittadini, tende inesorabilmente a produrre persone dipendenti dall'autorità pubblica, incapaci di ogni vero protagonismo. Sia la società, nel contesto di programmi con contenuti omogenei e articolati per tutto il paese, a fare scuola: questa, solo questa sarà davvero "Buona scuola"! Non quella gestita da chi governa il Paese.

 
27/10/2016 - ½ voucher alle private = ½ ticket alle pubbliche? (Vincenzo Pascuzzi)

1 Il “sistema integrato ecc. “ di cui al comma 181, lettera e) della infausta e sgangherata (mio pdv) o della riforma/ciambella senza buco (secondo altri) lascia intendere che introdurrebbe il finanziamento tramite voucher delle paritarie. Scavalcando la restrizione del “senza oneri per lo Stato” (art. 33, c. 3, Cost.), prospettiva affascinante ma ritenuta improbabile dagli stessi fautori della parità economica totale. Parità che pure è indicata nello stesso comma 181, lettera e). 2) La l. 62/2000 non ha “introdotto il sistema paritario”, non ha modificato l’art. 33 Cost., ma ha stabilito che “Il sistema nazionale di istruzione, …., è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”, e ha riconosciuto che le paritarie private svolgono – a certe condizioni - servizio pubblico, pur non essendo pubbliche. 3) I recenti ulteriori “100 mln per il settore paritario” sono ben lontani dal costituire parità economica: l’Agesc da anni chiede allo 6 mld. 4) “politici che hanno a cuore il settore paritario” in realtà mirano a consensi elettorali soprattutto per i 4 dicembre prossimo. 5) “Stati occidentali, welfare e il diritto di apprendere” la questione va trattata nel suo insieme, cioè Stato, Nazione e Famiglie. Non ha senso che lo Stato risparmi se poi le famiglie devono spendere di più. Non ha senso l’eventuale erogazione di mezzo voucher alle paritarie private gravando le pubbliche di un corrispondente mezzo ticket.

 
27/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Compartecipazione delle famiglie al servizio. Allora le tasse che le paghiamo a fare se il servizio dobbiamo farcelo da soli? Si può sperare in un trattamento uguale per tutti i cittadini o ci saranno cittadini di serie a e di serie b e pure regioni di serie a e b per la gioia degli autonomisti pro domo solo loro?