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SCUOLA/ Paritarie, la svolta si nasconde nella delega 0-6 anni

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Nel silenzio dei tavoli di lavoro costituiti per attuare le deleghe della legge 107/15 si sta lavorando su un tema che potrà essere decisivo non solo per il settore della scuola paritaria, ma per l'intero sistema scolastico ed il suo effettivo rinnovamento.

Mi riferisco alla delega che, come dettato dall'art 181 lettera e) della legge prevede "l'istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali".

La lettura attenta dell'articolo evidenzia una forte innovazione sistemica, dato che, oltre ad affermare l'istituzione di un sistema integrato, prevede il finanziamento sulla base di una quota capitaria. Definisce, inoltre, anche un nuovo ruolo dello Stato, la cui partecipazione può esercitarsi sia con la gestione diretta delle scuole dell'infanzia, sia con il cofinanziamento dei costi di gestione mediante trasferimenti diretti, oltre a prevedere la compartecipazione delle famiglie alle spese del servizio.

Un modello che, se ben seguito dalla delega attuativa, potrebbe avviare per i nidi e le scuole dell'infanzia un vero sistema integrato pienamente paritario, secondo il quale i bambini avrebbero "pari opportunità di educazione" a fronte di un'effettiva libertà di scelta delle famiglie con la caduta di tutte le "barriere economiche".

La preoccupazione nasce dal fatto che il testo in lavorazione, quasi secretato, non rovini i principi espressi dalla legge e, come successo, ancora una volta lo "strabismo" istituzional/politico ricordato in un mio recente articolo partorisca una norma che dimentichi la costituzione di un sistema integrato, basato sulla valorizzazione delle realtà esistenti in rispetto del principio di sussidiarietà previsto dall'art. 118 della Costituzione e sull'equità per le famiglie che, a fronte di pari servizio offerto dalle scuole del sistema, si vedrebbero chiedere il medesimo contributo economico ad un livello utile ad abbattere tutte le diseguaglianze economiche, così come la legge 107/15 prevede; ma punti, di nuovo, alla "statalizzazione del servizio", come qualche indiscrezione fa supporre.

Se le scelte politiche saranno orientate ad attuare in pieno quello che la legge 107 prevede, la svolta sarebbe importantissima per il futuro poiché si avvierebbe una stagione, per quel che riguarda la scuola, di legislazione di sistema e non più per diversità di settori, come avvenuto in questi anni in dispregio alla legge 62/2000 che ha introdotto il sistema paritario nel nostro ordinamento giuridico.

Le conseguenze, nel tempo e con gradualità, sarebbero qualitativamente enormi poiché il mantenere l'attuale sistema di finanziamento è poco produttivo, richiede sempre incrementi di spesa, non è equo e non porterà gli interventi per il settore della scuola paritaria al livello utile al suo mantenimento e soprattutto alla sua valorizzazione. 



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COMMENTI
27/10/2016 - Non mi fido più dello Stato (Luigi PATRINI)

Ma non mi fido molto neppure dei politici che finora hanno fatto solo promesse. Quando il centro-destra ha governato con ampie maggioranze ha lasciato tutto immutato. La sinistra non ha interesse a modificare la debordante arroganza dello stato in campo educativo, essa stessa è statalista perché per la sinistra non c'è distinzione fra società civile e stato e, se c'è, è solo per subordinare la società allo stato. Occorre avere il coraggio di dire chiaro: la scuola la fa chi la sa fare. Lo Stato controlli che chi fa scuola abbia i titoli per farlo, fissi obiettivi minimali comuni a tutte le Regioni, ma non faccia la scuola in proprio! Quando lo Stato è proprietario della scuola, cioè dell'istruzione e dell'educazione dei cittadini, tende inesorabilmente a produrre persone dipendenti dall'autorità pubblica, incapaci di ogni vero protagonismo. Sia la società, nel contesto di programmi con contenuti omogenei e articolati per tutto il paese, a fare scuola: questa, solo questa sarà davvero "Buona scuola"! Non quella gestita da chi governa il Paese.

 
27/10/2016 - ½ voucher alle private = ½ ticket alle pubbliche? (Vincenzo Pascuzzi)

1 Il “sistema integrato ecc. “ di cui al comma 181, lettera e) della infausta e sgangherata (mio pdv) o della riforma/ciambella senza buco (secondo altri) lascia intendere che introdurrebbe il finanziamento tramite voucher delle paritarie. Scavalcando la restrizione del “senza oneri per lo Stato” (art. 33, c. 3, Cost.), prospettiva affascinante ma ritenuta improbabile dagli stessi fautori della parità economica totale. Parità che pure è indicata nello stesso comma 181, lettera e). 2) La l. 62/2000 non ha “introdotto il sistema paritario”, non ha modificato l’art. 33 Cost., ma ha stabilito che “Il sistema nazionale di istruzione, …., è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”, e ha riconosciuto che le paritarie private svolgono – a certe condizioni - servizio pubblico, pur non essendo pubbliche. 3) I recenti ulteriori “100 mln per il settore paritario” sono ben lontani dal costituire parità economica: l’Agesc da anni chiede allo 6 mld. 4) “politici che hanno a cuore il settore paritario” in realtà mirano a consensi elettorali soprattutto per i 4 dicembre prossimo. 5) “Stati occidentali, welfare e il diritto di apprendere” la questione va trattata nel suo insieme, cioè Stato, Nazione e Famiglie. Non ha senso che lo Stato risparmi se poi le famiglie devono spendere di più. Non ha senso l’eventuale erogazione di mezzo voucher alle paritarie private gravando le pubbliche di un corrispondente mezzo ticket.

 
27/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Compartecipazione delle famiglie al servizio. Allora le tasse che le paghiamo a fare se il servizio dobbiamo farcelo da soli? Si può sperare in un trattamento uguale per tutti i cittadini o ci saranno cittadini di serie a e di serie b e pure regioni di serie a e b per la gioia degli autonomisti pro domo solo loro?