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SCUOLA/ (Nuovo) esame di stato, il "presidente esterno" sarà l'Invalsi

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Come al solito, grande discussione sulle commissioni: interne o esterne? L'esternalità delle commissioni è un punto sensibile dei defensores temporis acti. Ogni tanto qualche governo per motivi diversi tenta di risparmiare cancellandole, ma deve recedere per il grande scandalo che se ne fa. 

C'è chi rivendica il valore formativo di una prova che sembra essere l'unica di carattere iniziatico in tutto il troppo accudito percorso formativo dei nostri giovani. La commissione esterna sarebbe uno stimolo all'impegno. Ma cosa impedisce alla scuola di integrare il proprio stile "protettivo" con prove oggettive parallele, corrette non dal proprio insegnante, che preparino alle difficoltà della vita? E poi — spiace dirlo — questa funzione di arcigno esterno la ricopriranno le prove Invalsi.

Ma soprattutto c'è chi agita il problema di una parte delle scuole paritarie che sarebbe pronta — e lo è in effetti stata nel recente passato — a varare schiere di candidati impreparati. Qui viene ovvio richiamare la funzione del servizio ispettivo che si vuole ultimamente rivitalizzato. Se questo è un problema sistemico per il paese che impedisce una razionalizzazione dell'esame ed anche un risparmio economico, che ve lo si applichi!   

Il testo della delega in preparazione ("ancora oggetto di consultazioni", così il Miur), riguarda, come accennato, non solo gli esami di stato ma anche la valutazione nel primo ciclo; e le anticipazioni circolate, va detto, sembrano avere raccolto un sostanziale consenso.

Si abolisce la possibilità giuridica di bocciatura nella scuola primaria; da almeno due decenni è questa la tendenza dei sistemi scolastici europei. Non tanto sulla base di ipotesi pedagogiche sulla negatività della frustrazione in giovane età, quanto del fatto che già dagli anni 70 la ricerca aveva dimostrato che la ripetenza, soprattutto in questa fascia di età, non migliora gli apprendimenti. In realtà peraltro la normativa vigente in Italia rendeva da tempo le bocciature casi limite molto rari. Nella secondaria la possibilità rimane, ma viene limitata a casi specifici di particolare gravità e da motivarsi. In una fascia delicata di età in cui problemi comportamentali possono determinare da soli problemi di apprendimento e diventare virali se non adeguatamente sanzionati, il sistema in tal modo non si priva di possibili strumenti di regolazione.

La scala numerica da 1 a 10 ripristinata dal ministro Gelmini viene sostituita da una scala a 5 livelli espressa con le lettere ABCDE; le ultime due dovrebbero evidenziare livelli non soddisfacenti o non completamente soddisfacenti. Anche qui ci si rapporta ad uno standard internazionale che mira a limitare al necessario ed al ragionevole il numero dei voti, qualunque sia la forma numerica o alfabetica che possano prendere. Non può sfuggire infatti la difficoltà di individuare le effettive differenze fra l'1 il 2 ed il 3 e fra il 9 ed il 10.  



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COMMENTI
28/10/2016 - Prova Invalsi (Giorgio Allulli)

Cara Tiziana, nel tuo come sempre ottimo articolo dimentichi un piccolo problema: chi controllerà la somministrazione dei test Invalsi che verranno somministrati nel quarto anno? Tu sai come la somministrazione delle normali prove, che non influiscono sulla carriera degli alunni, viene in parte soggetta a campione di controllo con osservatori esterni, per avere dei risultati certi, non soggetti al rischio del cheating. Che ne sarà di una prova che invece diventerà così importante per la carriera dello studente, visto che i risultati dell'esame perderanno ogni valore, e tutti vorranno conoscere il risultato del test? Se questa prova verrà somministrata dagli insegnanti della stessa classe, o della stessa scuola, la credibilità sarà bassissima, e non perchè la maggioranza dei docenti non agisca correttamente, ma perchè lo stesso sospetto di un test somministrato da docenti "amici" farà perdere fiducia anche in questa prova. Purtroppo non ci sono scappatoie: gli esaminatori esterni sono necessari. Almeno nel momento conclusivo del percorso scolastico si spenderà pure qualche euro in più ma bisogna garantire la qualità del prodotto del nostro sistema formativo, come chiede l'UE e come fanno Francia, Inghilterra e Germania.

RISPOSTA:

Caro Giorgio credo ci siano persone molto più competenti a risponderti di me, ma io ci provo. La proposta di settembre del MIUR parla di prove computer based ed adattive. Il metodo di somministrazione che si sta diffondendo a livello internazionale prevede che al singolo studente vengano proposti a computer item diversi (non insomma gli stessi per tutti) ma di ugual livello di difficoltà (essendo stati testati prima).Anche i tempi a questo punto possono essere liberi. Si tratta della metodologia usata da PISA che somministra fascicoli diversi ma considerati di “peso” equivalente. Il metodo adattivo poi prevede che non vi siano batterie di test di difficoltà differente a seconda dei diversi indirizzi (dai licei alla IeFP), ma, che dopo un certo numero di item che saggiano il livello di difficoltà cui lo studente sa rispondere, la prova miri a consolidare il giudizio in proposito somministrando item della stessa tipologia. In questo modo si eviterebbe la canalizzazione a priori fra i diversi indirizzi, si potrebbero evidenziare le effettive capacità di ciascuno anche dei migliori dovunque si trovino e, potendo somministrare anche prove difficili, si eviterebbero i casi di “falsi positivi” verificatisi nelle edizioni precedenti. Certo, se si vuole imbrogliare un po’ comunque si trova sempre il modo, ma che squallido panorama etico… con tutte le omelie pedagogiche da cui siamo sommersi! TP