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SCUOLA/ (Nuovo) esame di stato, il "presidente esterno" sarà l'Invalsi

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Vale forse la pena di tornare a riflettere sulle proposte uscite dal Miur all'inizio di settembre in applicazione delle deleghe previste dalla legge 107 a proposito della valutazione degli allievi e della struttura degli esami di stato. Per quanto riguarda questi ultimi, ieri il Miur ha smentito con un comunicato alcune anticipazioni (il riferimento è all'articolo del Corriere della Sera uscito ieri, 27 ottobre 20916, p. 26), precisando che 1. "non c'è alcun cambiamento in vista per l'esame di Maturità del prossimo giugno. Soprattutto per quanto riguarda la composizione delle commissioni", e che 2. "La legge delega in materia di valutazione è del resto ancora oggetto di consultazioni e non esistono testi definitivi". 

Sulla scorta di questa precisazione, alcune osservazioni su valutazione ed esame di stato restano comunque legittime. 

A cominciare dal tormentone prove Invalsi-esami di stato. Metter dentro la prova per generare punteggio o escluderla perché ininfluente? La soluzione proposta sembra equilibrata: le prove saranno inserite oltre che al termine della terza media anche nell'ultimo periodo delle superiori (probabilmente, se le anticipazioni risulteranno confermate, al quarto anno), verranno sostenute dal singolo studente per via informatica, saranno adattive cioè ordinate per difficoltà senza separazione apriori fra gli indirizzi e si svolgeranno anche per la lingua inglese. Saranno condizione di ammissione all'esame, anche se non contribuiranno al punteggio ed il livello raggiunto dallo studente verrà collocato all'interno o in allegato al documento del diploma, costituendo in tal modo un punto di riferimento per scuole superiori, università e datori di lavoro.

E' evidente in questo modo che il valore del punteggio d'esame ne viene, se non cancellato, fortemente depotenziato. Misura ormai strettamente necessaria, visto che lo scandalo delle differenze regionali fra i punteggi riempie ogni luglio le pagine dei giornali. 

Da qualche anno la presenza di una prova standardizzata nel notoriamente ininfluente esame di terza media causa alti lai da parte di una percentuale di insegnanti e dirigenti, di cui in realtà non si è mai riusciti a misurare l'effettiva consistenza. In un paese in cui non sembrano mancare i difensori ad oltranza di qualsivoglia pezzo di passato, probabilmente inquinare con prove standardizzate il totem dell'esame di stato avrebbe provocato insorgenze. Separare dunque i risultati dell'esame da una dichiarazione chiara sui livelli che un giovane ha effettivamente raggiunto nelle competenze strumentali di base sembra non solo più diplomatico ma anche più efficace.

Per questa ragione le caratteristiche interne dell'esame (prove, commissioni) perdono oggettivamente di interesse, anche se su di esse si punta sempre l'attenzione della gente di scuola. 

Doverosa l'abolizione della terza prova oramai del tutto screditata da una prassi che vede domande a risposta aperta, correzioni soggettive per non dir di peggio. 



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COMMENTI
28/10/2016 - Prova Invalsi (Giorgio Allulli)

Cara Tiziana, nel tuo come sempre ottimo articolo dimentichi un piccolo problema: chi controllerà la somministrazione dei test Invalsi che verranno somministrati nel quarto anno? Tu sai come la somministrazione delle normali prove, che non influiscono sulla carriera degli alunni, viene in parte soggetta a campione di controllo con osservatori esterni, per avere dei risultati certi, non soggetti al rischio del cheating. Che ne sarà di una prova che invece diventerà così importante per la carriera dello studente, visto che i risultati dell'esame perderanno ogni valore, e tutti vorranno conoscere il risultato del test? Se questa prova verrà somministrata dagli insegnanti della stessa classe, o della stessa scuola, la credibilità sarà bassissima, e non perchè la maggioranza dei docenti non agisca correttamente, ma perchè lo stesso sospetto di un test somministrato da docenti "amici" farà perdere fiducia anche in questa prova. Purtroppo non ci sono scappatoie: gli esaminatori esterni sono necessari. Almeno nel momento conclusivo del percorso scolastico si spenderà pure qualche euro in più ma bisogna garantire la qualità del prodotto del nostro sistema formativo, come chiede l'UE e come fanno Francia, Inghilterra e Germania.

RISPOSTA:

Caro Giorgio credo ci siano persone molto più competenti a risponderti di me, ma io ci provo. La proposta di settembre del MIUR parla di prove computer based ed adattive. Il metodo di somministrazione che si sta diffondendo a livello internazionale prevede che al singolo studente vengano proposti a computer item diversi (non insomma gli stessi per tutti) ma di ugual livello di difficoltà (essendo stati testati prima).Anche i tempi a questo punto possono essere liberi. Si tratta della metodologia usata da PISA che somministra fascicoli diversi ma considerati di “peso” equivalente. Il metodo adattivo poi prevede che non vi siano batterie di test di difficoltà differente a seconda dei diversi indirizzi (dai licei alla IeFP), ma, che dopo un certo numero di item che saggiano il livello di difficoltà cui lo studente sa rispondere, la prova miri a consolidare il giudizio in proposito somministrando item della stessa tipologia. In questo modo si eviterebbe la canalizzazione a priori fra i diversi indirizzi, si potrebbero evidenziare le effettive capacità di ciascuno anche dei migliori dovunque si trovino e, potendo somministrare anche prove difficili, si eviterebbero i casi di “falsi positivi” verificatisi nelle edizioni precedenti. Certo, se si vuole imbrogliare un po’ comunque si trova sempre il modo, ma che squallido panorama etico… con tutte le omelie pedagogiche da cui siamo sommersi! TP