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SCUOLA/ Attenti a chi "bara" sui compiti, vuole la sconfitta dei nostri giovani

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Muhammad Ali (1946-2016) (LaPresse)  Muhammad Ali (1946-2016) (LaPresse)

Ho quasi quarant'anni. E gioco in porta in una squadra di calcio. Non sono Buffon, ma me la cavo, se ancora oggi sto in prima squadra e i ragazzini che si stanno allenando con me devono stare in panchina a guardarmi. Abbiamo finito da poco: il mio preparatore, dopo il riscaldamento con tutta la squadra, ci ha fatto morire su un angolo di campo che si è consumato, tanti erano i tuffi, i salti, i piegamenti. Prima a destra e senza pallone, poi a sinistra. Poi con il pallone. Poi in porta. Tutti i santi pomeriggi, ore e ore. La domenica, e sempre più spesso anche in settimana, la partita. Per cui sono pronto perché ho sudato ore e ore in allenamento. Quando torno a casa vado da mio figlio che ha tredici anni e fa la scuola media. Gli chiedo se ha fatto i compiti, se si è allenato per il suo di mestiere. Sì, mi dice, ho sudato più di te. Sono contento, gli dico, così magari diventi più bravo di me. 

Mi ha dato fastidio, un giorno, quando in un consiglio di classe un genitore chiedeva che i compiti non fossero più dati, che non servivano a niente, che non servivano alla vita. Mi ha dato fastidio che citasse addirittura degli psicologi, dei presidi, degli uomini e delle donne di scuola che, secondo lui, avallerebbero la sua istanza. Ma davvero c'è gente di scuola che crede che i compiti a casa non servano a nulla o, addirittura, sarebbero dannosi perché non c'entrano niente con la vita?

Poi ho visto che persino qui, su un giornale che di scuola si occupa sempre, qualcuno dice che la nostra scuola è considerato un "compitificio non centrato su compiti reali e significativi che sviluppano apprendimenti stabili e competenze spendibili". Ho come l'impressione che sia partita la solita campagna, parole d'ordine che dovrebbero garantire soluzioni per tutti i mali della scuola. Si comincia a parlare di compiti di realtà che sarebbero in grado di stimolare i giovani "perché offrano prestazioni in situazioni problematiche e significative ponendo attenzione a contenuti, processi e abilità dei singoli. Lavorare per compiti di realtà significa farli lavorare in gruppo e a scuola, favorendo così la socializzazione, l'apprendimento cooperativo e per scoperta". 

Io sono un portiere. Ma anche un padre. Sono uno di quelli con cui ripensare l'alleanza educativa tra scuola e famiglia. E mi raccontate banalità contraddittorie come queste? L'altro giorno mio figlio Edoardo, che fa la terza media, è tornato entusiasta da scuola. Perché, cos'hai fatto? Abbiamo ascoltato il professore leggere una storia. Non soltanto a noi, a tutte le terze della scuola. Ci legge un libro. E ogni volta ci dà un compito: è il libro che spiega noi, dice il prof. Non il contrario. E' vero: un mio compagno in piedi in mezzo a centoventi ragazzi ha letto il suo tema. Il libro ci parlava di un ragazzo che era tutto rabbia e tristezza. E a noi il prof ha chiesto di scrivere quando ci siamo sentiti così l'ultima volta. Davide, il mio compagno, un duro, ha parlato della sua bocciatura, della fatica, delle lacrime che ha pianto. C'è stata una commozione generale, il prof l'ha quasi abbracciato, lui ha ringraziato perché il libro, quel libro su cui stavano anche facendo esercizi e fatica, gli aveva permesso di trovare le parole per raccontarsi, per dire il dolore e la rabbia.



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COMMENTI
03/12/2016 - AH! (Valeria Giasi)

Quindi in pratica mentre lei passati i quaranta se ne sta beatamente a giocare con gli amici (perché da qui che ho capito il calcio non è la sua professione) suo figlio (non in età da infarto) è costretto ad una scrivania a studiare. Mentre lei si diverte all'aria aperta come dovrebbe fare un adolescente, suo figlio adolescente rimane al chiuso fra quattro mura. E se ne vanta pure? se è così d'accordo con la vetusta e inutile (lo dimostrano i dati OCSE) usanza dei compiti a casa almeno rimanga a fare compagnia a suo figlio! Valeria

 
30/10/2016 - Auguri al gruppo di Firenze (Franco Labella)

I colleghi del gruppo di Firenze sono sempre stati abbastanza coraggiosi. Lo dimostrano anche ora scegliendo (o magari hanno risposto ad un "disinteressato" invito prima del 4 dicembre?) di incontrare la pasdaran Puglisi, quella del cielo e del righello a proposito dell'americanata delle lettere per la valutazione. Magari sarà anche quella che proporrà un pdl per l'abolizione dei compiti a casa in nome del "bisogna vivere"... E fosse solo quello... Del resto è passato il tempo in cui di scuola, a sinistra, se ne occupavano persone del calibro di Concetto Marchesi. Ora se ne occupano esperte di marketing e comunicazione (è la specializzazione della Puglisi che ne mena vanto sul suo blog) e fanno il paio con gli esperti verdiani della Gelmini. Insomma il partito della nazione scolastico c'è già e quindi auguri a Ragazzini ed ai suoi.

 
29/10/2016 - COMPITI E ALLENAMENTO (Giorgio Ragazzini)

Ottimo apologo, peccato non poterlo scaricare e farlo leggere alla senatrice Puglisi, che come Gruppo di Firenze incontreremo nei prossimi giorni...

 
29/10/2016 - D'estate le foglie sono verdi (Tiziano Villa)

Caro Bagnoli, grazie per il suo intervento che in circostanze ordinarie sarebbe solo espressione di buon senso, perchè tale è prendere atto che per imparare qualsiasi cosa servono vari strumenti e forme d'impegno, incluso molto lavoro individuale relativo allo specifico da apprendere (ad es., risolvere problemi di matematica o fisica, scrivere o tradurre testi etc.). Ed è ancora largamente senso comune, ma sotto attacco mirato. Verrebbe voglia di ricordare la frase di Chesterton: "La grande marcia della distruzione mentale proseguirà. Tutto verrà negato. Tutto diventerà un credo. È un atteggiamento ragionevole negare l'esistenza delle pietre sulla strada; sarà un dogma religioso affermarla. È una tesi razionale pensare di vivere tutti in un sogno; sarà un esempio di saggezza mistica affermare che siamo tutti svegli. Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Etc." Proprio cosi': si devono sguainare spade per dimostrare che in estate le foglie sono verdi.