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SCUOLA/ La morte di un paese? Comincia negli asili nido

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Alla nascita i miei quadricipiti e quelli di Usain Bolt erano pressoché simili; poi l'esercizio, l'uso, la formazione hanno reso quelli di Bolt estremamente diversi dai miei; capaci di performance neppure lontanamente paragonabili alle mie. Per alcune facoltà implicate nella comprensione della realtà, nell'apprendimento delle informazioni e nella costruzione di un sapere vale — sommariamente — un analogo ragionamento. La memoria, ad esempio, definito il suo spessore culturale, e disponendo di un modello adeguato di ragionamento, oltre che di strategie utilizzabili, funziona in maniera analoga a un muscolo: più la si usa, più accresce via via la sua capacità.

Così, siamo generalmente indotti a pensare che per la crescita dell'uomo — non soltanto per il suo sviluppo —, e cioè per la capacità educativa che l'adulto deve mettere in campo, valga una logica analoga. Più i ragazzi capiscono, si applicano e studiano, più sapranno. 

E questo è certamente vero, ma solo come conseguenza di un fenomeno che ne sta alla base. Si tratta di una capacità di valutazione binaria, largamente inconsapevole, che si gioca esclusivamente nell'esperienza, e che decide del prosieguo astrattivo della comprensione, della costanza nell'applicazione e dell'intelligenza e profondità dello studio. Binaria significa on-off. O la lezione del professore mi interessa o non mi interessa: on-off. O mi fa venir voglia di approfondirne i contenuti o mi lascia nell'indifferenza: on-off. O mi riempie di gusto o mi annoia: on-off. O mi coinvolge in tutta la meraviglia suscitata dalle cose, o — in fondo — mi lascia nella mia inquietudine: on-off

Non c'è una terza via. E che le due forme valutative, positiva (on) o negativa (off), siano tra loro irriducibili e inconciliabili è addirittura sedimentato nel lessico del codice linguistico italiano, che della secolare storia del succedersi di questi on-off è il custode fedele, e che solo nello 0,5 per cento dei casi attesta una valutazione che non sa che strada prendere (in due soli casi: o quando siamo "sbigottiti" o quando siamo "ambivalenti").

Per questo, capiamo quando papa Francesco dice che "L'educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. […] La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco […]. Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l'intelligenza, la coscienza, l'affettività, il corpo, ecc.". Un bello-bene-vero sempre intrecciati, che vanno nell'uomo coltivati fin nelle pieghe dei dettagli del sapere e della sua acquisizione: dalle difficoltà ortografiche ai criteri di lettura di un libro, all'affronto delle frazioni, alla classificazione delle figure retoriche. E fin qui potremmo essere — più o meno — tutti d'accordo. 



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