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SCUOLA/ Dai prof darwiniani agli hikikomori, la "scemeggiata" del consiglio di classe

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Cioè, si vedrà piombare addosso come tanti falchetti orde di mamme — i papà, per motivi vuoi logistici che sociali, sono merce rara nel mondo della scuola — decise a difendere a colpi di artiglio il loro cucciolo dalle sperequazioni di quei cattivoni dei prof e dalle cosmiche ingiustizie cui il "sistema scuola" sottopone l'amato bene.

Naturalmente, il Cdc, il coordinatore lo ripete sempre, non è concepito per discutere le situazioni dei singoli studenti — per questo c'è il ricevimento genitori — ma tant'è, alla fine è molto difficile, alla faccia di tutti i discorsi sulla coesione del "gruppo classe", trovare una dimensione e un tono comune nello spazio esiguo di un'ora o poco più, se non c'è stata, fra studenti e famiglie, una condivisione di intenti e idee nelle settimane precedenti.

E poi, diciamolo: il Cdc è un ottimo punto di osservazione per rilevare come anche nei rapporti umani viga una sorta di ordine darwiniano. Sullo sfondo dell'aula del consiglio, abbarbicati alla cattedra dietro cui si trincera il coordinatore, infatti, gongolano, sans en avoir l'air, placidi esemplari alfa e beta, i professori di lungo corso, quelli che la classe conosce ormai da due, tre, quattro anni. Secca dirlo, ma, fossero anche i peggiori insegnanti del mondo, l'effetto è quello della mitridatizzazione: ormai studenti e famiglie li conoscono, c'è stima, oppure, in qualche caso, di fronte alla comprovata inutilità di ogni strategia dialogica, e in qualche caso, didattica, è subentrato lo sfinimento e la volontà — bilaterale, va detto — di rimuovere il problema facendo giusto il minimo sindacale e soprattutto evitando i conflitti. Vittima designata, invece, esemplare omega dal destino segnato, come l'incauta gazzella che bruca inconsapevole e tranquilla — ahilei — isolata dal branco, pronta a  finire tra le fauci del leone, è invece il giovane prof, quello appena arrivato, magari pure severo quel tanto che basta e che ha fatto volare qualche tre e quattro nelle prime verifiche, terrorizzando la classe: qui il perfetto capro espiatorio del malcontento generale.

Vispe come tigrotti di Mompracem, le madri sono pronte a scagliarsi alla giugulare dell'incauto, lanciando i loro alti lai, che suonano a un di presso così:

Mia figlia si alza la  notte alle 3 a ripassare! (nemmeno facesse la panificatrice, o la monaca trappista)

- Mio figlio dorme tre ore per notte! (e non sarà forse che è stanchino, e che anche per questo il rendimento è scarsuccio?) 

Non si può rinunciare alle gioie della vita a sedici anni per la scuola! (Sentita anche questa: c'è sempre chi ama virare sul drammatico)

- Mio figlio non esce mai, passa i pomeriggi chiuso in camera e ha sempre insufficienze! (mi verrebbe da dire: visto che il ragazzo è un giovane sano, normodotato, e dato che in questi casi a un serio studio si accompagnano, solitamente, dei risultati, sufficienti o buoni che siano: siamo proprio sicuri che l'aspirante hikikomori nostrano… 



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COMMENTI
30/10/2016 - Abbandono minori (roberto castenetto)

"Di norma i formatori esterni - psicologi, operatori di comunità e personale sanitario - chiedono che i ragazzi per non sentirsi imbarazzati e per esprimersi più liberamente siano lasciati in classe senza insegnate". Questo, oltre a essere illegale, è vergognoso. Il titolare della lezione è l'insegnate e nessuno si deve sostituire ad esso. Chi viene invitato come esperto lo fa all'interno di una lezione tenuta dal docente. Lo dico perché in Friuli Venezia Giulia ho combattuto e combatto questa pratica perversa: nel nostro caso gli esterni che entrano nelle classi sono volontari dell'Arcigay, che non hanno alcun titolo per insegnare. Non si possono lasciar passare queste cose, come se si trattasse di pratiche acquisite. Ne va di mezzo la dignità e la professionalità dei docenti e la libertà di educazione delle famiglie, che affidano i loro figli alle scuole, non alle agenzie esterne. Non ho mai visto un medico farsi sostituire da chicchessia.