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SCUOLA/ Sostegno, disabili e risorse, il difficile equilibrio (che manca)

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Matteo Renzi con Davide Faraone (LaPresse)  Matteo Renzi con Davide Faraone (LaPresse)

- la legge 244/2007 (art.1, commi 413-414) corresse la legge 296/2006 indicando l'obiettivo di "non superare un rapporto medio nazionale di 1 un insegnante ogni 2 alunni diversamente abili", combinandolo con il seguente divieto: "il numero dei posti degli insegnanti di sostegno, a decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, non può superare complessivamente il 25 per cento del numero delle sezioni e delle classi previste nell'organico di diritto dell'anno scolastico 2006/2007".

- tale divieto fu abrogato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 80 del 22/02/2010 ed il DL 98/2011 (art.9, c.11) ne ha preso atto.

Tutto ciò ha creato sconcerto e incertezza. Ma la scuola ha continuato la sua opera di inclusione. Se adesso si punta ad una razionalizzazione delle risorse (non solo mediante la loro diminuzione, come accaduto a volte in passato), ben venga la "riforma del sostegno", con dei criteri sostenibili per assegnare risorse aggiuntive per l'inclusione.

Sembra profilarsi un intervento complessivo volto a realizzare un "progetto di vita", ben più che un semplice "piano educativo individualizzato". Ciò comporterà un ampliamento della platea di persone coinvolte. Innanzitutto le famiglie, tante volte tenute fuori dalla scuola (errore madornale). Poi ci vorrà un maggiore coordinamento coi vari specialisti che seguono i casi di disabilità e coi servizi non scolastici (sociali, sanitari, assistenziali, ricreativi, culturali, ecc.) che ruotano attorno alla persona con disabilità.

Bisogna che il Miur eviti gli errori del passato, adottando una corretta misura di calcolo dei posti di sostegno per l'inclusione degli alunni con disabilità, per evitare che a questi sia sottratta una quota da destinareimpropriamente ad un "sostegno diffuso" di cui, ad ogni buon conto, ormai non si può più fare ragionevolmente a meno. Occorre ripensare al problema con punti di riferimento adeguati per individuare proposte sostenibili: questa è la prospettiva inclusiva di ampio respiro che la scuola ora si aspetta. 

Dipenderà anche dalle risorse messe in campo e dalle scelte di priorità correlate. Non necessariamente "più risorse", ma "più mirate" di adesso. Se no, resterà radicata in molti l'idea che l'alunno con disabilità sia "esclusivamente" dell'insegnante di sostegno; invece è parte viva della classe e della scuola che frequenta e tutti gli insegnanti, oltre che i compagni di scuola, possono e devono farsene carico, ognuno per la sua parte.

Se ne parla fin dai passati anni settanta. Se non si sono ancora realizzate le condizioni perché ciò avvenga, però, non è solo colpa delle "risorse inadeguate" (in realtà cresciute a dismisura: gli insegnanti di sostegno sono arrivati alla quota-record di 124mila). La causa sta forse nella cultura ancor poco inclusiva del corpo docente ed ancor poco collaborativa dei servizi "di contorno".

Non illudiamoci: ci vorranno ancora anni perché si raggiunga l'amalgama auspicabile di tutti gli interventi possibili.  



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