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SCUOLA/ Sostegno, disabili e risorse, il difficile equilibrio (che manca)

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Matteo Renzi con Davide Faraone (LaPresse)  Matteo Renzi con Davide Faraone (LaPresse)

Il 7 ottobre 2015 si tenne al ministero dell'Istruzione una riunione con le associazioni professionali dei docenti e dirigenti scolastici (chi scrive era presente per Disal) dedicata al tema dell'inclusione. Era uno degli incontri preparatori all'esercizio delle deleghe previste dalla legge 107/2015 "Buona Scuola". Ora si profila il frutto di quanto avviato allora e si sta preparando qualche cambiamento nel mondo del sostegno scolastico agli alunni con disabilità. Il sottosegretario Faraone, in una recente intervista, ha parlato di meno burocrazia, di fornire docenti più preparati, di certezza dei servizi e di razionalizzazione delle risorse. Dette così, cose già sentite e risentite. Speriamo che sia la volta buona.

In tema di alunni con disabilità, è ormai consolidato che la scuola sia aperta a tutti: la separazione tra scuola comune e speciale è superata e la presenza di insegnanti di sostegno è diventata "organica" alla scuola. Spesso, però, il contingente degli insegnanti di sostegno non è utilizzato solo per assicurare l'inclusione degli alunni con disabilità, ma anche per far fronte ad altre incombenti necessità di "nuove inclusioni": di alunni di recente immigrazione, di quelli con disturbi specifici di apprendimento (Dsa), di quelli provenienti da famiglie deboli, divise, disperse — insomma, della vasta gamma di alunni con bisogni educativi speciali (Bes). Ma ciò oggi rischia di tramutarsi in un involontario capovolgimento del concetto di "sostegno": da "risorsa aggiuntiva per assicurare l'integrazione dei disabili" a "risorsa indistintamente dedicata alle necessità dei Bes".

È evidente che la necessità di "inclusione" non si discute. Ma ci si deve interrogare sulla corretta destinazione delle risorse aggiuntive previste per il sostegno agli alunni con disabilità, per mantenere intatto — in misura congrua — il diritto sancito per loro dalla legge 104/1992, ed anche per consentire altri interventi per l'inclusione dei vari Bes (all'interno, magari, dell'organico aggiuntivo previsto dalla Buona Scuola). Infatti, le regole in approntamento comprenderanno delle indicazioni inclusive generali.

Il problema sarà quello di trovare un criterio valido per salvaguardare i diritti degli alunni con disabilità senza distogliere da essi delle risorse per dedicarle ad altre necessità, pure degnissime di attenzione (alunni con Dsa e Bes).

Il problema è stato affrontato, rivisto e corretto a più riprese:

- la legge 270/1982 istituì l'organico di sostegno quantificandolo in un docente ogni 4 alunni "certificati" (salvo eventuali deroghe per casi "gravi");

- l'art. 40 della legge 449/1997 cambiò il criterio di calcolo: un docente ogni 138 alunni complessivamente frequentanti le scuole statali di ogni ordine e grado su base provinciale e consolidamento dell'80% dei posti in organico di fatto; posti da suddividere poi tra le scuole, a cura dei "gruppi di lavoro provinciali" dei Provveditorati agli Studi, in base al reale fabbisogno rilevato dalle "Diagnosi funzionali";

- la legge 296/2006 (art.1, c. 605, lett. b) diede indicazioni un po' evasive: "l'individuazione di organici corrispondenti alle effettive esigenze rilevate tramite una stretta collaborazione tra regioni, uffici scolastici regionali, aziende sanitarie locali e istituzioni scolastiche, attraverso certificazioni idonee a definire appropriati interventi formativi";



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