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SCUOLA/ Paritarie, i numeri che contano e le scuole che chiudono

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Positivo anche il contributo per i disabili, di cui però bisogna effettivamente condurre una reale valutazione sia sul numero dei beneficiari, sia  sulla modalità di erogazione. E comunque un docente di sostegno ha costi annuali molto sostenuti, ben più alti dei 2.000 garantiti. Tutti interventi positivi, che però nel complesso non riusciranno a impedire che le istituzioni scolastiche, soprattutto quelle piccole e periferiche, gettino la spugna. 

Il punto più critico del sistema paritario riguarda il settore dell'infanzia, con i suoi 586mila iscritti nel 2015/2016, pari al 62 per cento del totale. A questo proposito il sottosegretario Toccafondi dovrebbe fare un comunicato anche sulla riforma della fascia 0-6 anni che riguarda direttamente i nidi e la scuola dell' infanzia, per spiegare meglio quale sia la logica di questa legge delega che ha assunto come punto di riferimento il modello di Reggio Emilia. Il provvedimento sembra prendere vita nell'ombra e poche sono poche indiscrezioni al riguardo. Il cosiddetto Reggio children prevede una sorta di struttura integrata tra scuola statale e non statale, in cui però sembrano giocare un ruolo decisivo le realtà paritarie degli enti locali e quella statale. Come per la "Buona Scuola" andrebbero a prevalere i criteri di gestione (personale, assunzioni, finanziamenti, accessi, criteri di valutazione del servizio) in auge nelle realtà statali e comunali, a discapito delle scuole paritarie private. 

In altre parole in cambio di un maggiore sostegno finanziario (aspetto tra l'altro tutto da verificare) si rischia di appiattire, in nome di un'uniformità pedagogica, di una razionalizzazione imposta per legge, una pluralità di esperienze educative, di forme di gestione, che rendono molto ricco, plurale e sussidiario il mondo delle scuole materne. Prima quindi di cantar vittoria, il sottosegretario Toccafondi dovrebbe mettere a tema non solo il piatto di lenticchie che è riuscito ad ottenere, ma la sopravvivenza delle stesse scuole non statali cattoliche. Le chiusura di tante scuole paritarie e un'altra legge di riforma in arrivo, non sembrano infatti elementi da sottovalutare.

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COMMENTI
15/11/2016 - Il piatto di lenticchie a chi è già sazio di suo! (Vincenzo Pascuzzi)

il “piatto di lenticchie” ben rappresenta la consistenza delle risorse statali alle scuole paritarie, però manca qualcosa. Manca l’osservazione essenziale, e cioè che il piatto di lenticchie viene offerto a chi è già sazio di suo. Quanto appena detto sta nei fatti, anche se mi aspetto possibili levate di scudi e repliche stizzite con riferimenti a ideologie, cinismo, partito preso e simili da parte di chi non ha altri argomenti. I crudi fatti testimoniano che le famiglie che scelgono le scuole paritarie sono quelle che possono permetterselo, cioè dispongono (magari anche con sacrifici) di 5 o 6.000 euro all’anno e per figlio. Inoltre e di conseguenza, uno dei motivi della scelta familiare è sicuramente l’ambiente – selezionato per disponibilità economiche e forse ritenuto più a modo – in cui verranno a trovarsi i loro figli. Su questo aspetto non ho dubbi, ed è quello che mette a disagio i gestori delle paritarie. Da notare che ci sono famiglie con figli che non possono permettersi una retta scolastica privata e ci sono anche altre famiglie, o coppie, o convivenze che non possono permettersi nemmeno di fare figli. E anche ragazzi/e oltre i 30 anni costretti a rimanere a casa dei genitori, e perdippiù indicati, derisi e umiliati come “bamboccioni”, anche da ministri del governo. NOTA. Tutto l’articolo si trova in rete sotto il titolo “Scuole paritarie. Il piatto di lenticchie a chi è già sazio di suo!”

 
11/11/2016 - Commento (francesco taddei)

Toccafondi sta elargendo mance ai lombardi che possono permettersi il portafoglio per mandare i loro figli alle paritarie (che non costano mica poco). Le elezioni si avvicinano e invece che il bene del paese gli interessa il benessere dei suoi elettori.