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SCUOLA/ Pasticcio Mc Donald's, i 20 "apache" di Milano (e non solo) meritano una risposta

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LaPresse  LaPresse

Per cui può anche capitare che uno studente che lavora effettivamente nel suo tempo libero (magari percependo un salario) o che aiuta il padre nell'azienda di famiglia, non vede riconosciuto il lavoro che svolge, perché il suo datore di lavoro non è un soggetto autorizzato dalla scuola che frequenta.

Nella ditta del papà no, per Mc Donald's sì. Come ribattere, con argomentazioni convincenti e fondate, all'accusa che si è creato un sistema per lo sfruttamento di manodopera giovanile da parte di alcune aziende con la fattiva collaborazione dello Stato? 

I venti apache che hanno assaltato il Mc Donalds' di San Babila meritano, nonostante tutto, una risposta. 

E non solo loro!



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COMMENTI
14/11/2016 - Il senso della realtà manca dall'inizio... (Franco Labella)

Ancora una volta Zappa con l'articolo e Zanello con il suo commento ci forniscono una chiave di lettura dei difetti di fondo della ASL versione Giannini. La vicenda della McDonald's è emblematica di una tendenza ad indurre una sorta di schizofrenia pedagogica: l'aver mescolato, schizofrenicamente appunto, un discorso (che pure reputo inefficace e improduttivo) sulle c.d. educazioni (in questo caso l'educazione alla salute e all'alimentazione sana) con la proposizione di una azienda che non credo sarà premiata con il Nobel per il tipo di alimentazione insana che promuove. Zanello mi dà anche lo spunto, con il riferimento ai paroloni, per una inelegante autocitazione sullo stesso tema (di cui sono consapevole ma il discorso sulla ASL è essenziale anche ai fini della definizione del modello di scuola che si condivide e si propone) di cui chiedo venia ai lettori e che è,ovviamente, cronologicamente anteriore a quest'articolo. Evidentemente c'è un idem sentire.... telepatico anche a centinaia di chilometri di distanza tra Nord e Sud. L'articolo si trova qui per chi lo volesse leggere: http://www.liberopensiero.eu/2016/11/01/cera-una-volta-il-latinorum/

 
13/11/2016 - senso di realtà (Giuliana Zanello)

Non credo che alla fine per qualcuno possa davvero essere conveniente far lavorare ragazzi totalmente inesperti, obbligati e quindi per lo più poco motivati, distribuiti spesso a caso, nell'affanno di trovare un buco per tutti. Mi pare che alla fine si infligga una doppia offesa, al lavoro e allo studio. E nel gran polverone, nell'assalto alla diligenza per piazzare tutti, temo che finiranno penalizzati proprio gli studenti per i quali l'integrazione tra studio e pratica lavorativa è cruciale, quelli che hanno scelto una scuola esplicitamente professionalizzante, per i quali occorrerebbe davvero intensificare gli sforzi e, magari, aumentare i fondi. Nel gran caos, sfuma il senso per tutti. Il senso della realtà in chi decide, invece, pare già sfumato. In compenso, la faccenda si va burocratizzando molto velocemente: le attività sono a caso e spesso poco sensate, ma le scartoffie sono tante e i paroloni, poi... Un caso a parte, che i mezzi d'informazione farebbero bene ad approfondire, è quello delle offerte di "alternanza" all'estero. Le agenzie che fino a ieri offrivano stage di studio ora aggiungono al pacchetto qualche mezza giornata di cosiddetto lavoro, ed ecco pronta l'alternanza: i genitori pagano, gli studenti imparano... che cosa? Che per lavorare dovranno pagare?

 
13/11/2016 - lavorare gratis (roberto castenetto)

L'alternanza scuola-lavoro può essere un'occasione per educare alla cultura della solidarietà e della conservazione del grande patrimonio storico-artistico italiano. Nel primo caso gli studenti dovrebbero essere indirizzati al vasto campo del volontariato, che proprio in questi anni comincia a vivere un problema di passaggio generazionale. Nel secondo caso si tratta di inserire gli studenti in strutture come musei, archivi e fondazioni, dove notoriamente scarseggiano le risorse per pagare progetti. Faccio una semplice proposta, che ho formulato anche nella mia scuola: perché non si utilizzano gli studenti per una piano di digitalizzazione del nostro patrimonio librario e archivistico, in modo da renderlo finalmente fruibile a tutti. Altri paesi, come l'Ungheria, lo hanno iniziato da decenni, da noi accedere ai documenti del passato è ancora attività riservata a un manipolo sparuto di studiosi in estinzione.