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SCUOLA/ Docenti e studenti, "domandare" per (ri)scoprire se stessi

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Etty Hillesum (1914-1943) (Foto dal web)  Etty Hillesum (1914-1943) (Foto dal web)

LIPSIA — Il filosofo Carlo Sini, che ha recentemente tenuto la relazione iniziale delle "Romanae disputationes" sul tema "Logos e techne", ha parlato di una minaccia che incombe sulla filosofia: la sua morte. Ed ha messo il futuro della filosofia nelle mani dei giovani uditori, che attraverso l'iniziativa (delle Rd appunto) guidata ed ideata da Marco Ferrari, sono chiamati ad essere attori principali della filosofia stessa. 

Nella sua conferenza Sini, in un linguaggio accessibile ai giovani, parlando a braccio per un'ora, ha cercato di far comprendere quale sia il ruolo della filosofia in una società altamente tecnologica come la nostra, spiegando ai giovani uditori che il logos è il primo "strumento" che fa l'uomo uomo. La prima "tecnica" dell'uomo è il logos. In questo modo Sini non vede tra la parola ragionevole (logos) e la tecnica una contraddizione, ma un profondo accordo: la "parola" come "tecnica" fondamentale in cui si costruisce la comunità degli esseri umani. Il "logos" crea comunità. Senza parola nessuno di noi è un soggetto umano. Le scienze hanno le loro mappe di sapere e queste spesso funzionano, così che sembrerebbe che la filosofia non abbia nulla di preciso da dire, non solo per il linguaggio difficile di cui ha parlato nella sua introduzione Francesco Botturi, filosofo e prorettore dell'Università Cattolica di Milano, ma perché detiene un sapere che non serve, che non "funziona" come il sapere scientifico. 

Sini dice in questo contesto forse la frase più geniale della sua conferenza: "Se nessuno ci avesse parlato non saremmo diventati umani", se non avessimo fatto questa esperienza di "generazione" (uso io questa parola, Sini era più concentrato nella sua conferenza sul "lavoro" che sulla "generazione") non sarebbero neppure sorte le mappe del sapere che ci permettono, spesso, di risolvere problemi nei vari ambiti del sapere. Senza questa esperienza di "generazione" non sapremmo neppure chi siamo. E proprio in questo Sini, che rimanda al Gorgia di Platone, vede il lavoro più grande della filosofia: Gorgia, dicci chi sei, chiede Socrate al retore di successo. Chi sei tu che sai parlare in modo così efficace? Chi sei tu nel contesto del "tutto" in cui siamo immersi, del tutto cosmico ed umano? Ecco, questo compito della filosofia la fa più necessaria che mai, perché ci permette un atteggiamento di libertà da quel modo di concepire la tecnica per il quale quest'ultima può sostituire l'uomo generante. Senza il linguaggio custodito dall'uomo non vi è scienza e tecnica autentiche, dice Sini, che nel "ricordo" di ciò vede il vero compito della filosofia. 



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