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SCUOLA/ Promuovere l'"amore alla lettura" o il desiderio di conoscere?

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Cesare Pavese (1906-1950) (LaPresse)  Cesare Pavese (1906-1950) (LaPresse)

Alla fine del mese di ottobre si sono svolte, sul territorio nazionale, due iniziative congiunte per promuovere la lettura nelle scuole, e i bandi del Miur non mancano di sottolineare l'importanza delle biblioteche scolastiche; domani, a Milano, un'altra manifestazione rimetterà al centro ancora, anche per le scuole, libri e lettori. 

Mi trovo a guardare con simpatia queste iniziative, e ad alcune ho anche partecipato, ma so anche che se un seme non cade su una terra buona, è difficile che possa attecchire e crescere libero e forte. I tempi e i ritmi della scuola sono più vicini a quelli di un contadino che, paziente, ara, irriga, coltiva i suoi campi, cura e misura i suoi gesti. 

Amo molto leggere in classe, con gli alunni, romanzi e racconti, poesie. Ad alta voce, talvolta distribuendo le parti: mettersi insieme in ascolto di parole di un altro, seguire il suo accento e scoprir la sua voce. Assegno spesso, anche, dei libri da leggere a casa: suggerimenti o testi esemplari, decisi da me, terreno per tutti di un lavoro comune. 

So che non tutto ciò che scelgo incontra il gusto dei miei studenti, e che lo sforzo che chiedo loro potrebbe avere l'apparenza dispotica dell'imperativo rubato a Pennac. Ma se andiamo oltre l'apparenza, c'è una parola che affiora, ed è il verbo "proporre" (anima — credo — di tutta la scuola). È mettendo davanti qualcosa con cui misurarsi che si può offrir l'occasione di fare dei passi: ascoltare e sentire chi ha qualcosa di significativo da dirmi fa crescere e spalanca le porte di mondi inediti, nuovi. I libri rivelano "i pori sulla faccia della vita" dice il vecchio Faber a Montag, in uno dei suoi drammatici dialoghi con il pompiere incendiario. È anche a questo che serve la scuola. 

Non vieto o scoraggio le letture personali, e talvolta le ho fatte anche presentare ai compagni. Ma sono convinta che anche da qualcosa di non immediatamente consono alla propria sensibilità si possa imparare. Inoltre, un romanzo per tutti permette al docente di fornire degli strumenti di lettura e di interpretazione, offrendo un metodo che porti a raccogliere gli indizi del testo e ad entrare nel suo senso profondo. Leggere chiama noi stessi: "gli autori qua e là lasciano tracce che il lettore è chiamato a seguire", mi ha detto una volta un alunno. E se in classe si scopre, si vive e si impara questo, anche le letture personali assumono diverso spessore, e il gusto della lettura si consolida e cresce.



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