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SCUOLA/ Promuovere l'"amore alla lettura" o il desiderio di conoscere?

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Cesare Pavese (1906-1950) (LaPresse)  Cesare Pavese (1906-1950) (LaPresse)

"Io leggo perché lo dice la prof" ha detto un ragazzo quando gli ho chiesto di completare l'hastag con cui una delle campagne per i libri è stata promossa e lanciata sui social. Ma poi ha subito aggiunto: "Io leggo perché non mi piace leggere, ma i pochi libri che ho letto mi hanno appassionato talmente tanto che mi hanno spinto a continuare a leggere". Avrebbe potuto dire così se nessuno gli avesse proposto qualcosa?

Conosco bene la reazione di una classe quando si assegna un libro da leggere, e il tormento del prima (che cosa, e perché), ma mi capita anche sempre più spesso di vedere, nel tempo, anche le conquiste del poi. Le raccolgo stupita, ad esempio, sparse nei temi, quando per spiegare qualcosa di sé sorprendo a distanza i ragazzi ricorrere a parole di altri, che insieme abbiamo ascoltato o che da soli hanno scoperto; le sento nel silenzio dell'ora in cui racconto una storia e poi qualcuno mi chiede, alzando la mano, di scrivere alla lavagna titolo e autore ("Io lo leggo, e tu?" si consultavano settimana scorsa, quando in una terza media ho presentato la vicenda di Fahrenheit 451, venutomi in mente per via di una discussione che stavamo facendo); le ho ammirate quando, un anno, proposto un libro per le vacanze di Natale, al rientro ho trovato sui banchi gli spin-off del romanzo che in tanti avevano letto, battendo sul tempo anche me; ho sentito un'alunna difendere addirittura il dovere, quando ha alzato la mano e ha risposto a chi le diceva che non si impara ad amare a leggere a scuola che non è sempre così, e che anche dentro il compito che le era stato assegnato, lei aveva scoperto qualcosa di bello per sé, una passione. 

Parla di un dono Pennac, di un regalo: donare ciò che si ama. Ancor prima dei libri, aggiungo, per amare poi i libri: "Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso. I libri erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c'è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell'Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci".

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