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UNIVERSITA'/ Che cosa fare dopo le "cattedre Natta"?

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

L'opinione comune sull'università è molto bassa, essa è una delle poche grandi istituzioni che in Italia è possibile calunniare pubblicamente avendo la certezza che gli applausi saranno più delle proteste. Il fatto che l'università italiana sia una delle migliori al mondo e che al confronto di quelle straniere faccia miracoli in rapporto alle esigue risorse di cui può godere è purtroppo sconosciuto ai più. La retorica dell'"eccellenza", che potrebbe avere una sua declinazione utile (non è certo sbagliato incoraggiare il meglio e i migliori), diventa così il pretesto per sottintendere un giudizio di mediocrità per quasi tutti — eccettuati, appunto, i pochi "eccellenti".

La seconda questione è quella del rapporto tra potere civile e vita culturale. Sono molto lontani i tempi in cui nel XIII secolo Alessandro di Roes poteva scrivere che Padre, Figlio e Spirito Santo avevano i loro corrispondenti in terra in Chiesa, Impero e Università: riconoscendo quindi in quest'ultima (che nel concetto dell'epoca includeva anche, ricordiamolo, i corrispettivi degli attuali licei) un'istanza di pari dignità delle prime due. L'evoluzione che ha portato l'università ad essere controllata sempre più strettamente dalla politica non è ovvia e dev'essere studiata criticamente. Il progetto delle cattedre Natta attira l'attenzione per i suoi tratti clamorosi e abnormi, ma non dovrebbe contare di meno, per esempio, l'esasperazione dei docenti che rinunciano a dare ai propri studenti la possibilità di sostenere un esame di Storia romana anziché Storia greca perché una questione che un tempo si decideva in dieci minuti di Consiglio è oggi ingabbiata in una procedura di autorizzazione normata da una ragnatela di leggi e decreti: il che è un'offesa alla libertà dell'università non meno di una cattedra di nomina governativa. 

Certo, ogni nazione moderna è interessata nell'istruzione e nella ricerca: ma questo legittimo e meritorio interesse viene in questo modo davvero tutelato? La vicenda delle cattedre Natta rappresenta insomma solo l'estrema e a suo modo coerente conclusione dello sfocamento di un principio della separazione dei poteri che è forse altrettanto importante di quello più celebre illuministico che ora è dottrina comune nella scienza politica. Comunque vadano le cose, su tutto questo bisognerà riflettere.

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COMMENTI
19/11/2016 - Non solo riflettere ma anche ricordarsene il 4 dic (Franco Labella)

Le penetranti riflessioni del prof. Salmeri sul messaggio, nemmeno troppo criptico, veicolato dalla proposta delle cattedre di nomina governativa (c.d. Natta coinvolgendo la buonanima del premio Nobel in una operazione decisamente da Nobel a rovescio) dovrebbero indurre anche ad una riflessione più contingente. Mi riferisco alla circostanza che un Governo capace di immaginare e proporre, con spirito impavido, una operazione da Minculpop avrebbe molti più strumenti con una riforma Boschi-Verdini che certamente non modifica il Titolo III della Carta (Il Governo) ma in compenso sconquassa tutto il resto, dalla composizione ed elezione del Senato, passando agli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale). Quindi riflettendo riflettendo sulle considerazioni di Salmeri, conviene prepararsi ad un rotondo NO alle cattedre Natta e anche alla riforma Boschi-Verdini il 4 dicembre nelle cabine del referendum. In caso contrario non solo ci ritroviamo le cattedre Natta ma magari anche il giuramento di fedeltà...