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SCUOLA/ I buoni docenti? Per selezionarli (e valutarli) usiamo i quiz televisivi

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Fabrizio Frizzi conduce L'eredità (LaPresse)  Fabrizio Frizzi conduce L'eredità (LaPresse)

Le trasmissioni fondate sui quiz hanno sempre ottenuto in televisione un grande successo. La ragione sta nel fatto che permettono a ogni spettatore di partecipare attivamente alla trasmissione, in quanto questi si diverte a rispondere in proprio alle domande formulate dal conduttore, possibilmente anticipando il concorrente effettivo.

La fondamentale differenza tra i moderni quiz e quelli degli anni Sessanta e Settanta sta nel livello di erudizione richiesto ai concorrenti. Come aveva ben chiarito Umberto Eco, erudizione non significa necessariamente cultura. Ma proprio Eco, sinonimo di persona colta, è stato un esempio di "erudizione divertente" e si è appassionato alla trasmissione "L'eredità". Erudizione significa possesso di conoscenze acquisite in un campo; conoscenze minute, acquisite ricercando i dettagli ed esercitando anche una forma di pedanteria.

Nell'erudizione è però possibile distinguere due livelli: da un lato il semplice accumulo di informazioni senza che vengano formulati pensieri originali e senza esercitare valutazioni critiche; dall'altro l'erudizione che sta a fondamento della capacità di rielaborare le nozioni in quanto si accompagna all'acquisizione di automatismi e quindi libera risorse per esercitare forme di pensiero più complesse.

Nel libro di Umberto Eco Il secondo diario minimo (meraviglioso esempio di erudizione divertente) sono ad esempio raccolte, sotto il titolo "Filosofi in libertà", le filastrocche in cui lo scrittore, rifacendosi a composizioni poetiche celebri, sintetizza con assoluto rispetto della metrica il pensiero di alcuni filosofi. Lo stesso Eco, nella presentazione di queste filastrocche, evidenzia come ciascuna di esse possieda un'assoluta correttezza scientifica, tanto da essere addirittura utilizzate da alcuni studenti per la preparazione dell'esame di maturità. Eco ne conclude: "scherzare sì, ma seriamente". E' proprio questa serietà che spesso manca nei quiz televisivi odierni: dove lo sforzo di memoria, peraltro minimo, fruisce di una serie di "aiutini" che fanno della risposta finale il semplice risultato di una serie di tentativi di indovinare.

Nei quiz televisivi emergono però altri elementi significativi. In primo luogo essi richiedono un lessico particolarmente ricco (come si chiamano i semini contenuti negli acini dell'uva?). In secondo luogo richiedono la conoscenza dei nomi dei luoghi geografici (qual è il secondo fiume di Roma?).  Infine presuppongono il possesso di quadri di riferimento storico (in quale anno fu dichiarata la terza guerra di indipendenza?). Anche in questo caso ci sono aiutini che sminuiscono il valore delle risposte corrette, ma una qualche forma di conoscenza viene presupposta.

Nonostante ciò, i concorrenti compiono numerosi errori e questi sono la gioia degli spettatori più anziani, che non a caso amano molto questi quiz non soltanto perché sono la fascia di età che si accinge a cenare alle sette di sera, ma perché consentono loro di evidenziare "quello che sanno" e che ricordano di aver imparato a scuola.



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COMMENTI
22/11/2016 - Ragionevole (Franco Labella)

Trovo ragionevole ed in linea con la L.107 la proposta della preside Reffieuna. Estenderei tale modalità anche per la selezione dei sottosegretari di Stato con particolare riferimento a quelli del MIUR. Coerentemente vedrei, nel prossimo Governo che si formerà dopo la vittoria del NO il 4 dicembre, Fabio Fazio a Viale Trastevere. In quel caso il Ministro Giannini, per coerenza, non potrà, come si dice a Napoli, "pigliarsi collera" per l'avvicendamento. Matteo stai sereno...

 
22/11/2016 - Ambarabà ciccì coccò / tre civette sul comò (Vincenzo Pascuzzi)

Ho interpretato che l’articolo ha un raffinato carattere scherzoso, comico, sarcastico, ma ho ancora un piccolo (2%) dubbio che invece possa essere serio e propositivo. In ogni caso, di seguito il mio commento. Scrive Antonella Reffieuna “Una proposta: perché non si utilizzano questi quiz per selezionare o valutare gli insegnanti? Non sarebbe che una variante in più dei quiz con cui il ministero dell'Istruzione pretende di poter selezionare chi è o può essere un ‘buon insegnante’". E perché non ricorrere alle filastrocche delle conte nei giochi infantili? Sarebbe più economico e rapido! Mi immagino il preside, ora DS, che fa la conta in mezzo ai professori: “Ambarabà ciccì coccò / tre civette sul comò / che facevano all'amore / con la figlia del dottore, / il dottore s'ammalò / ambarabà ciccì coccò ! “. Simpatiche varianti potrebbero essere sfide a braccio-di-ferro o un torneo di nascondino nei locali della scuola, ecc.

RISPOSTA:

Vale la sua prima interpretazione. Mi consola che solo per il 2% abbia pensato che la mia era una proposta seria. Spero però che, come talvolta è accaduto a proposte "non serie", non diventi mai realtà. AR