BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ I dati oggettivi? Antipatici, ma necessari: Gavosto (eduscopio) risponde alle critiche

Pubblicazione:

Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli (LaPresse)  Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli (LaPresse)

Negli scorsi giorni, l'edizione americana dell'Oxford Dictionary ha annunciato quella che per i suoi autori è la parola dell'anno 2016: post-truth. Il termine post-truth (che in italiano può essere reso con l'espressione "oltre la verità") "denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l'opinione pubblica". 

Si tratta di un'intonazione del dibattito pubblico per la quale si tende progressivamente a trascurare i fatti a favore delle percezioni e di informazioni parziali, non oggettive e non verificate, delle quali le reti sociali — virtuali e non — possono essere una fonte inesauribile. Di solito, quando voglio esemplificare nell'ambito di una discussione il concetto di post-truth faccio riferimento alle posizioni degli anti-vaccinisti che rigettano decenni di studi comprovati e periodicamente ri-verificati nell'ambito della comunità scientifica a favore di evidenze aneddotiche, teorie complottiste sulla pervasività degli interessi di big pharma, pseudo-studi scientifici condotti da persone senza alcun titolo e liberamente disponibili sul web.

Ebbene, da oggi, grazie a Silvia Ballabio e al suo articolo intitolato "Se la scelta (reale) dei genitori funziona meglio di Eduscopio" e pubblicato su questo giornale, posso fare riferimento a un caso di atteggiamento post-truth alternativo all'esempio, devo ammettere, un po' trito degli anti-vaccinisti.

La tesi di fondo dell'articolo è che non abbiamo bisogno di dati oggettivi sulla qualità delle basi formative offerte dalle scuole secondarie di II grado italiane, basta fidarsi delle proprie percezioni, del passaparola, dell'impressione epidermica avuta agli open day e, chissà, forse anche della simpatia del/la dirigente scolastico/a (o del/la professore/ssa che esercita la funzione orientativa in ingresso). Fidiamoci di quello che ci raccontano, prendiamolo a scatola chiusa, e soprattutto fidiamoci di noi stessi, del nostro istinto e delle nostre sensazioni. Tutto andrà per il meglio, perché sono questi i parametri davvero "reali" e i genitori li conoscono, li dominano e li capiscono bene. Tutto ciò, nonostante il dilagare della "debolezza genitoriale" denunciato dalla stessa Silvia Ballabio in un altro passaggio del suo articolo. Ma, va be', non si può avere tutto dalla vita.

Ebbene, l'ente che dirigo, la Fondazione Agnelli, collabora su base quotidiana con diverse scuole per sviluppare progetti di innovazione didattica, contrasto alla dispersione scolastica, inclusione degli allievi con disabilità. E il nostro lavoro ci porta spesso in giro per saloni dell'orientamento e open day. Quello che abbiamo visto nel corso degli anni è che a fronte di dirigenti e docenti che svolgono il proprio lavoro con scrupolo e dedizione e, tra mille difficoltà, cercano di renderne partecipi le famiglie, ve ne sono altri che hanno semplicemente imparato ad usare con particolare maestria alcuni strumenti di marketing scolastico. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
29/11/2016 - Non antipatici, ma non essenziali (Silvia Ballabio)

L'approccio qualitativo dei genitori anche nella valutazione degli elementi quantitativi che la ricerca Eduscopio prende in considerazione è reale. La sua bontà dipende (anche) dal rapporto educativo con il figlio. Operazione complessa, ma certo non post-truth. E non "semplificabile' scegliendo la scuola in cima alla classifica. Quanto alle perplessità relative ai criteri per elaborare l'indice FGA, sono già state sollevate. Sorprende tuttavia che il presidente della Fondazione Agnelli non degni di attenzione altre annotazioni, quali l'utilità dei dati in base a territorio, censo e ultimamente ricchezza.