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SCUOLA/ Emma Castelnuovo, quando l'amore per la matematica cambia gli studenti

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Solo nel 1962 completa la sua opera scrivendo il testo I Numeri. Nella recensione di De Finetti si legge: "il garbo insolito dell'esposizione…. riesce con infiniti accorgimenti a dischiudere agli occhi di chi legge una visione assolutamente inattesa dell'aritmetica e della geometria". Ad esempio, vengono presentate situazioni legate al quotidiano dove non vale la proprietà commutativa: "Se mettiamo in un bicchiere d'acqua prima alcune gocce di limone e poi una punta di bicarbonato otterremo una bella limonata effervescente; ma se invertiamo le operazioni e cioè in un bicchiere d'acqua dove è già stato messo un pizzico di bicarbonato aggiungiamo le gocce di limone, non si otterrà nessuna effervescenza, anzi avremo una bibita di sapore sgradevole. Eppure gli ingredienti sono sempre gli stessi: acqua, limone e bicarbonato!"

Nel dicembre del 1963 pubblica un libro che diventerà un classico, Didattica della matematica, purtroppo da tempo fuori catalogo, per il quale riceve il premio del ministero della Pubblica Istruzione con questa motivazione: "La tesi dell'autrice sul piano didattico è l'opportunità dell'acquisizione diretta dei concetti matematici da parte dell'allievo attraverso una sua esperienza attiva aiutata da opportuno materiale didattico non statico, né rigido, con il quale egli possa concretamente operare. In tale metodo si può ravvisare la più spontanea e quindi più opportuna preparazione alla comprensione degli schemi astratti della matematica". Da questa occasione partono le lauree a indirizzo didattico, per le quali si introduce il tirocinio in classe.

Il 5 maggio 1971 avviene la prima "Esposizione di matematica". Al pomeriggio le aule del Tasso sono aperte, occupate da studenti delle classi di Emma, che presentano al pubblico il materiale costruito durante l'anno e il percorso fatto. Emma e i suoi ragazzi sono lì a mostrare che la matematica non è una disciplina fredda, arida, astratta, ma concreta, emozionante, viva, legata alla realtà e che riguarda tutti. Nota: nessuno dei colleghi di matematica è presente.

Un aspetto assai interessante ed attuale del suo modo di insegnare è chiedere agli allievi di scrivere di matematica. Oggi diremmo che ha curato l'aspetto narrativo, la competenza dell'esprimersi nella propria lingua. Sa che capire, imparare, raccontare sono azioni faticose e per questo dà molta importanza ai testi degli alunni che, anche se con parole non del tutto precise, esprimono il loro pensiero e li invita ad usare metafore, di cui dà loro l'esempio.

Emma fa molti corsi all'estero. Nel 1978 è in Niger per un corso destinato agli insegnanti. Dopo i primi incontri emerge, e sconcerta, la grande differenza tra ciò di cui lei parla e il metodo adottato nella scuola del luogo. Emma chiede di andare in due scuole e di incontrare gli insegnanti nel pomeriggio per mostrare e discutere con loro il lavoro fatto in classe la mattina con gli allievi. Tornata in Italia, esprime un giudizio molto forte: "Se in Francia i programmi schiacciano gli allievi per la loro precoce e assurda astrazione e servono pertanto da vera arma selettiva, nella tragica realtà di un paese come il Niger valgono solo a fare degli schiavi!".



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