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SCUOLA/ Bonus merito, non confondiamo premio e valutazione

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Ciò vale per tutti, è connaturato all'essenza del lavorare e dovrebbe essere tanto più evidente nella scuola dove i docenti continuamente esprimono giudizi valutativi (si spera) per il bene dei loro allievi e per il loro miglioramento. Il fatto che una valutazione positiva sfoci nella premialità economica è accidentale, ci può essere come non essere, perché spesso la soddisfazione di ciò che Péguy chiamava il "lavoro ben fatto" prescinde da riconoscimenti estrinseci. 

Oggi l'unica valutazione globale che sta partendo nella scuola è quella dei dirigenti; ma non è difficile prevedere che prima o poi si arriverà a quella generalizzata anche dei docenti e un giorno, forse (chissà!), persino a quella del personale non docente. E' bene che non si banalizzi il piccolo passo in corso con la prima piccola premialità, per tutto quello che implicitamente comporta e anticipa. 



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COMMENTI
06/12/2016 - Premialità (Stefano Di Brazzano)

Siccome è una chimera identificare i docenti "migliori" (che cosa vuol dire "migliore"? Quello i cui allievi hanno i voti migliori? Presto fatto, basta mettere 8 a tutti et voilà...) non si dovrebbe "premiare" (che nei fatti vuol dire dare un'elemosina) i "migliori", ma piuttosto punire i "peggiori", quelli sì chiaramente identificabili: assenteisti, ritardatari cronici, gente che non conosce la materia, maleducati ecc.