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SCUOLA/ Toccafondi: 500 milioni più detrazioni crescenti, la parità reale comincia così

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Realismo. Partendo dal presupposto che le bacchette magiche non esistono che nelle fiabe, per arrivare ad un risultato bisogna lavorare e se si deve passare in Parlamento occorre fare una legge, trovare le risorse e avere i voti. Chi pensa di andare in parlamento e arrivare alla legge sulla parità scolastica alla francese, dove lo stato paga gli insegnanti delle scuole non statali, si accomodi. Chi parla di bellissime proposte in merito al costo standard scriva una proposta di legge e provi a trovare i voti in Parlamento. Personalmente credo nella parità scolastica, anzi nella libertà di scelta educativa da parte della famiglia, proprio per questo penso che l'unica strada percorribile sia quella del realismo e dei passi: uno dopo l'altro. Chi pensa ci sia altro metodo ci provi pure. 

 

Quindi voi come vi muovete?

L'azione politica che portiamo avanti come Area Popolare è duplice da sempre. Una lavora sui fondi, cioè sull'esigenze annuali delle scuole, io conosco la situazione, ho sempre parlato di vera e propria sopravvivenza di alcune scuole. L'altra, che va in parallelo, lavora invece sulla prospettiva ovvero su elementi di vera parità, cioè non solo giuridica ma anche economica. L'aver fatto passare il principio per cui la spesa fatta per l'istruzione ha un valore pubblico, attraverso la possibilità per le famiglie di portare in detrazione fiscale le rette, è un piccolo passo che va in questa direzione. Un passo di prospettiva. Una vera e propria rivoluzione culturale. 

 

Torniamo alle cifre. Una delle novità è che i soldi andranno direttamente alle scuole. Le famiglie invece dovrebbero giovarsi dei nuovi tetti di detraibilità. Questi significano, all'incirca, 121 euro di detrazione per rette che si aggirano dai 2mila ai 4mila euro in media. Come commenta?

C'è sempre chi è pronto a dire che il bicchiere è mezzo vuoto. Giusto, però bisogna riconoscere che prima neppure c'era il bicchiere! Potrà anche essere "poco", ma prima non c'era niente per le famiglie e poco anche per le scuole. Per inciso ogni 400 euro di retta portata al Caf o dal commercialista in detrazione fa rimanere in tasca alla famiglia 77 euro, con 800 euro detratte il risparmio annuo è di oltre 150 euro a figlio l'anno. Ma la cosa più importante è ribadire che dopo 70 anni di immobilismo, lo Stato inizia a riconoscere qualcosa alla famiglia che spende per l'educazione del proprio figlio in una scuola paritaria. 

 

Circa 24 milioni dovrebbero andare al sostegno. Per 12mila studenti fa circa 2mila euro a testa. Rispetto ai soldi dello stato sembra un'inezia. Come commenta?

È un inizio. Fino ad ora la risposta dello stato semplicemente non c'era o era limitata ad alcune scuole, adesso inizia ad esserci. Mi pare una novità positiva, finalmente in Italia i ragazzi disabili che frequentano una scuola paritaria iniziano ad avere una risposta. Fino a 6 mesi fa lo stato non riconosceva niente o quasi per il sostegno, adesso per ogni ragazzo disabile vengono riconosciuti 2mila euro. Fossero tutte così le inezie nel nostro paese saremmo a posto. Mi sembra invece un intervento tangibile e concreto che va a sanare una mancanza grave, di cui lo stato fino ad ora non si era occupato.

 

Ai fondi Pon non possono partecipare le paritarie. Come commenta?



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COMMENTI
04/11/2016 - Di quale parità stiamo/state parlando? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Francesco Taddei: “La parità non esiste se devo tirar fuori dalla tasca fior di soldi per pagare le scuole. Inutile dire che alla fine un po’ di spesa sarà deducibile. Chi può paga chi non può resta fuori. Ecco la parità dell’onorevole”. Bisogna intendersi sul significato attribuito al temine “parità”. Al momento ne esistono tre interpretazioni. La PRIMA ex legge 62/2000, art. 1, c. 2 che stabilisce: “Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia di cui ai commi 4, 5 e 6”. STOP. La SECONDA è quella auspicata da Cei, Agesc, Bagnasco, Scola, Alfieri, Kaladich ed altri. È la parità anche economica a mezzo voucher, o dote scuola, o costo standard: in totale circa 6 miliardi a carico dello Stato, lasciando perdere la favoletta dei 17 mld risparmiati (v. saggio-pamplet “Il diritto di apprendere”). La TERZA è quella dell’AP di Toccafondi e di Lupi: briciole, elemosina, contentino, misero punto di arrivo senza prospettive, ma spacciato per primo gradino.

 
03/11/2016 - E con la teoria gender come la mettiamo? (Carlo Cerofolini)

Già dimenticavo ma con la teoria gender – ben evidenziata dal Sig. Tommasi (grazie) - che si insegnerà nelle scuole come la mettiamo, visto che anche questo Papa, con parole di fuoco, la ha condannata aspramente?

 
03/11/2016 - Chi si contenta gode (Carlo Cerofolini)

Certo chi si contenta gode e qui chi gode, ovvero ci guadagna, non sono né le famiglie (cifre irrisorie) né la libertà di scelta delle famiglie stesse né l’istruzione ma lo stato (che opera quasi in monopolio), che con appena 500 milioni risparmia almeno cinque miliardi – ovvero il 90% - che è il totale di quanto verrebbe a costare allo stato l’istruzione degli studenti che frequentano le scuole paritarie non statali se questi dovessero frequentare solo quelle statali. Detto per inciso “senza oneri per lo Stato” dell’art. 33 della Costituzione, ex più bella del mondo - dagli atti della Costituente - significa solo che lo Stato non deve concorrere con finanziamenti alla costruzione e agli arredamenti delle scuole non statali e nient’altro e comunque con i “Bonus (cari a Renzi) scuola” corposi (75% del costo medio statale per studente) dati alle famiglie - che spenderanno liberamente nel canale pubblico (quasi gratis) o privato paritario – e non alle scuole ecco che così si rispetterebbe anche l’interpretazione più statalista di detto art. 33 e pure la libertà di scelta di educazione delle famiglie e degli studenti.

 
03/11/2016 - Fregati una volta... (gerolamo tommasi)

On Toccafondi, il governo è vergognoso sul tema gender. Bene i piccoli passi ma attenzione a non fregarci per 77 euro. Ci avete già fregato una volta ignorando il family day.

 
03/11/2016 - si è dimenticato di dire dell'IVA sulle rette (1565 malta)

On. Toccafondi, davvero apprezzo il lavoro dei piccoli passi e nessuno mette in dubbio la sua buona volontà ma devono essere fatti tutti nella stessa direzione. Perchè se si riceve la detrazione di 77euro e poi si aggiunge l'IVA al 5% sulle rette (200 euro) mi sembra che ci prendiate un po' tutti per i fondelli. Stendiamo il velo pietoso sulla Giannini e il gender, sul quale si è portata avanti la distruzione della psicologia dei minori per mandato ministeriale. Governo vergognoso.

 
03/11/2016 - Piccoli passi (nicola mastronardi)

Mi spiace contraddire il sottosegretario a vita Toccafondi, ma il governo che più ha fatto per la parità scolastica è il Governo D'Alema II con il ministro Berlinguer legge 10 marzo 2000 n. 62, senza questa legge non si poteva fare nessun provvedimento. Ne è passata di acqua sotto i ponti, dall'ultima riforma Berlinguer, passando attraverso De Mauro, Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, Carrozza fino ad arrivare alla Giannini tutti questi ministri pur riconoscendo il valore delle scuole paritarie non hanno messo mani alla riforma, perché andavano a sbattere contro un apparato statalista e sindacalizzato. Nemmeno il governo più liberista della storia della Repubblica Italiana a maggioranza bulgara (Berlusconi 2008 con il già allora sottosegretario Toccafondi) nulla ha fatto per riformare la scuola. Intanto l’acqua continua a scorrere sotto i ponti. I piccoli passi vanno benissimo, ma alla gente comune (come si nota dai commenti precedenti al mio) questo provvedimento sembra che sia la solita mancia del Governo Renzi. Comunque caro sottosegretario la parità giuridica senza la parità economica rimane un inganno. Un bidello.

 
03/11/2016 - ma quale parità? (Valentina Timillero)

Sottosegretario, lei e Lupi dovete andarvene. Dimettervi. Basta così, grazie.

 
03/11/2016 - Ma quanti soldi!!!! (Giuseppe Crippa)

Toccafondi (che magari ci chiede anche di votare “sì” al referendum costituzionale ma non ha nemmeno provato a far togliere il piccolo inciso “senza oneri per lo stato” dalla Costituzione) magnifica questi 500 milioni per le scuole paritarie trovati nelle pieghe del bilancio dello Stato che ha entrate per quasi 600 miliardi. Faccio notare che i 500 milioni di Toccafondi sono meno dello 0,1% delle entrate statali, che assommano a poco meno di 600 miliardi…

 
03/11/2016 - Commento (francesco taddei)

E' iniziata la campagna elettorale di tocca fondi per radunare i voti di CL. La parità non esiste se devo tirar fuori dalla tasca fior di soldi per pagare la scuole. Inutile dire che alla fine un po' di spesa sarà deducibile. Chi può paga chi non può resta fuori. Ecco la parità dell'onorevole.