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SCUOLA/ Toccafondi: 500 milioni più detrazioni crescenti, la parità reale comincia così

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"Per il riconoscimento della parità è stato fatto di più da questo governo in due anni che negli ultimi settant'anni". Gabriele Toccafondi, sottosegretario all'Istruzione, spiega in dettaglio i provvedimenti — "strutturali", tiene a precisare — voluti e ottenuti da Ap nella legge di bilancio, che ieri ha iniziato l'iter parlamentare in commissione bilancio della Camera.

 

Sottosegretario Toccafondi, Maurizio Lupi, il suo capogruppo alla Camera, ha detto (ad Avvenire) che nella legge di bilancio si "riconosce alle paritarie vera dignità nel sistema dell'istruzione pubblica" (...) "è una svolta culturale". Condivide? Ci può spiegare esattamente in cosa consiste tale svolta?

Condivido pienamente. Per il riconoscimento della parità è stato fatto di più da questo governo in due anni che negli ultimi settant'anni. Chiariamoci: la vera parità scolastica è lontana, ma nella legge di bilancio del 2014 la previsione per le paritarie era di 272 milioni di euro, oggi il fondo è stabilizzato a 500 milioni; ora e per il futuro non passiamo più dalle regioni attraverso un decreto a triplice firma, e a questi soldi vanno aggiunti 24 milioni per aiutare le scuole con ragazzi disabili e altri 25 milioni per aumentare le risorse per le scuole materne. Tutte azioni che faranno, ne sono sicuro, abbassare le rette in favore delle famiglie. A questo si deve poi aggiungere un'altra novità introdotta l'anno scorso con le 400 euro di retta da portare in detrazione fiscale all'anno a bambino che aumentano progressivamente fino a raddoppiare: 800 euro. 

 

Ci sono anche altre misure?

Sì. Con la legge di bilancio, grazie al lavoro di Area Popolare e del ministro Costa, si aiutano le famiglie con un voucher di 1.000 euro dato alla famiglia per l'asilo nido sia esso statale, comunale o privato comprese le sezioni primavera. Infine la lotta ai cosiddetti "diplomifici", iniziata l'anno scorso e che sta dando buoni risultati, va proseguita perché siamo per la parità non per chi si nasconde dietro le paritarie. Tutto questo, insieme, rappresenta la strada per la parità scolastica che è libertà di scelta educativa e per arrivarci serve una svolta culturale, possibile solo se agiamo tutti con realismo e non con preconcetti ideologici. 

 

Avete ottenuto 600 milioni (512+100) che definite come contributo strutturale alla parità scolastica. "Strutturale" significa che nelle prossime manovre questo contributo è assicurato; è così?

Facciamo chiarezza, i 512 milioni per le paritarie sono già "strutturali" cioè stabili anche per i prossimi anni e li abbiamo messi l'anno scorso, oltre alle detrazioni per 400 euro di retta scolastica. In questa legge di stabilità sia aggiungono in maniera stabile altri 12 milioni per la disabilità, in più il tetto della detraibilità della spese effettuate dalle famiglie salirà dagli attuali 400 euro a 640 euro per il 2016, a 750 euro per il 2017 e 800 euro per il 2018. Tutto strutturale, cioè da oggi in avanti. Nessun governo ha avuto mai questa attenzione per circa un milione di famiglie nel nostro paese, sta cambiando l'attenzione e penso anche la reale conoscenza verso questa realtà che rappresenta una delle due gambe del sistema scolastico. 

 

Negli anni sono sembrate delinearsi due strategie: una puntualmente attuata, l'alta ancora da percorrere. La prima consiste nella lotta (meritoria) per inserire nuovi fondi in legge di bilancio. La seconda (solo da più parti auspicata, di fatto irrealizzata perché intentata) richiederebbe una revisione del modello sistemico di finanziamento. Come mai lei e il suo partito avete perseguito fino ad oggi solo la prima? 



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COMMENTI
04/11/2016 - Di quale parità stiamo/state parlando? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Francesco Taddei: “La parità non esiste se devo tirar fuori dalla tasca fior di soldi per pagare le scuole. Inutile dire che alla fine un po’ di spesa sarà deducibile. Chi può paga chi non può resta fuori. Ecco la parità dell’onorevole”. Bisogna intendersi sul significato attribuito al temine “parità”. Al momento ne esistono tre interpretazioni. La PRIMA ex legge 62/2000, art. 1, c. 2 che stabilisce: “Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia di cui ai commi 4, 5 e 6”. STOP. La SECONDA è quella auspicata da Cei, Agesc, Bagnasco, Scola, Alfieri, Kaladich ed altri. È la parità anche economica a mezzo voucher, o dote scuola, o costo standard: in totale circa 6 miliardi a carico dello Stato, lasciando perdere la favoletta dei 17 mld risparmiati (v. saggio-pamplet “Il diritto di apprendere”). La TERZA è quella dell’AP di Toccafondi e di Lupi: briciole, elemosina, contentino, misero punto di arrivo senza prospettive, ma spacciato per primo gradino.

 
03/11/2016 - E con la teoria gender come la mettiamo? (Carlo Cerofolini)

Già dimenticavo ma con la teoria gender – ben evidenziata dal Sig. Tommasi (grazie) - che si insegnerà nelle scuole come la mettiamo, visto che anche questo Papa, con parole di fuoco, la ha condannata aspramente?

 
03/11/2016 - Chi si contenta gode (Carlo Cerofolini)

Certo chi si contenta gode e qui chi gode, ovvero ci guadagna, non sono né le famiglie (cifre irrisorie) né la libertà di scelta delle famiglie stesse né l’istruzione ma lo stato (che opera quasi in monopolio), che con appena 500 milioni risparmia almeno cinque miliardi – ovvero il 90% - che è il totale di quanto verrebbe a costare allo stato l’istruzione degli studenti che frequentano le scuole paritarie non statali se questi dovessero frequentare solo quelle statali. Detto per inciso “senza oneri per lo Stato” dell’art. 33 della Costituzione, ex più bella del mondo - dagli atti della Costituente - significa solo che lo Stato non deve concorrere con finanziamenti alla costruzione e agli arredamenti delle scuole non statali e nient’altro e comunque con i “Bonus (cari a Renzi) scuola” corposi (75% del costo medio statale per studente) dati alle famiglie - che spenderanno liberamente nel canale pubblico (quasi gratis) o privato paritario – e non alle scuole ecco che così si rispetterebbe anche l’interpretazione più statalista di detto art. 33 e pure la libertà di scelta di educazione delle famiglie e degli studenti.

 
03/11/2016 - Fregati una volta... (gerolamo tommasi)

On Toccafondi, il governo è vergognoso sul tema gender. Bene i piccoli passi ma attenzione a non fregarci per 77 euro. Ci avete già fregato una volta ignorando il family day.

 
03/11/2016 - si è dimenticato di dire dell'IVA sulle rette (1565 malta)

On. Toccafondi, davvero apprezzo il lavoro dei piccoli passi e nessuno mette in dubbio la sua buona volontà ma devono essere fatti tutti nella stessa direzione. Perchè se si riceve la detrazione di 77euro e poi si aggiunge l'IVA al 5% sulle rette (200 euro) mi sembra che ci prendiate un po' tutti per i fondelli. Stendiamo il velo pietoso sulla Giannini e il gender, sul quale si è portata avanti la distruzione della psicologia dei minori per mandato ministeriale. Governo vergognoso.

 
03/11/2016 - Piccoli passi (nicola mastronardi)

Mi spiace contraddire il sottosegretario a vita Toccafondi, ma il governo che più ha fatto per la parità scolastica è il Governo D'Alema II con il ministro Berlinguer legge 10 marzo 2000 n. 62, senza questa legge non si poteva fare nessun provvedimento. Ne è passata di acqua sotto i ponti, dall'ultima riforma Berlinguer, passando attraverso De Mauro, Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, Carrozza fino ad arrivare alla Giannini tutti questi ministri pur riconoscendo il valore delle scuole paritarie non hanno messo mani alla riforma, perché andavano a sbattere contro un apparato statalista e sindacalizzato. Nemmeno il governo più liberista della storia della Repubblica Italiana a maggioranza bulgara (Berlusconi 2008 con il già allora sottosegretario Toccafondi) nulla ha fatto per riformare la scuola. Intanto l’acqua continua a scorrere sotto i ponti. I piccoli passi vanno benissimo, ma alla gente comune (come si nota dai commenti precedenti al mio) questo provvedimento sembra che sia la solita mancia del Governo Renzi. Comunque caro sottosegretario la parità giuridica senza la parità economica rimane un inganno. Un bidello.

 
03/11/2016 - ma quale parità? (Valentina Timillero)

Sottosegretario, lei e Lupi dovete andarvene. Dimettervi. Basta così, grazie.

 
03/11/2016 - Ma quanti soldi!!!! (Giuseppe Crippa)

Toccafondi (che magari ci chiede anche di votare “sì” al referendum costituzionale ma non ha nemmeno provato a far togliere il piccolo inciso “senza oneri per lo stato” dalla Costituzione) magnifica questi 500 milioni per le scuole paritarie trovati nelle pieghe del bilancio dello Stato che ha entrate per quasi 600 miliardi. Faccio notare che i 500 milioni di Toccafondi sono meno dello 0,1% delle entrate statali, che assommano a poco meno di 600 miliardi…

 
03/11/2016 - Commento (francesco taddei)

E' iniziata la campagna elettorale di tocca fondi per radunare i voti di CL. La parità non esiste se devo tirar fuori dalla tasca fior di soldi per pagare la scuole. Inutile dire che alla fine un po' di spesa sarà deducibile. Chi può paga chi non può resta fuori. Ecco la parità dell'onorevole.