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SCUOLA/ Nuovi esami di stato, due facili riforme per cambiarli sul serio

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Ma l'università, in questo campo, qualcosa di buono l'ha fatto, negli ultimi anni, con i test di ingresso. Che dovrebbero essere previsti per tutti i percorsi, introducendo il numero chiuso, in modo da garantire in concreto gli sbocchi occupazionali, cioè l'occupabilità dei titoli di studio.

Ma il grande tema, di cui nessuno parla, è l'orientamento in ingresso alle scuole superiori. Lo ripeto: nessuno ne parla, eppure è il vero punto cruciale.

Noi italiani crediamo che la libertà di scelta, ridimensionata all'università con i test di ingresso, sia un valore intoccabile quando si parla di iscrizione alle scuole superiori. Un feticcio anche questo.

In alcune scuole, per ragioni di spazio, sono stati introdotti dei filtri qualitativi, come, ad esempio, la presa d'atto dell'indicazione dei consigli di classe delle scuole medie (non è possibile fare affidamento sul voto finale perché le iscrizioni sono entro febbraio, mentre le valutazioni a fine giugno). Ma questo non può bastare.

In alcuni Paesi sono le scuole che iscrivono, sulla base dei risultati, gli studenti alle scuole superiori, non le famiglie. Con passerelle tra indirizzi in caso di valutazioni in progress che dicono risultati positivi. Reali pari opportunità, dunque, ma centrate sui risultati, non sulle intenzioni, non sulle aspettative (soprattutto delle famiglie, per i licei).

Questa, dunque, è la grande rivoluzione che dovrebbe essere sperimentata anche in Italia, sapendo che a contare, al dunque, lo ripeto, alla fin fine sono i percorsi che garantiscono sguardi di futuro possibile, perché forieri di speranza. Quella che non manca, troppe volte, dai volti dei nostri giovani, visto l'immobilismo sociale, che avvantaggia i padri e i nonni sui figli e nipoti, la stessa che ha reso nuovamente vuota ogni mobilità sociale. A parte i coraggiosi, che scelgono, dopo la laurea, la via estera, con i risultati che sappiamo.

I dati sui Neet, quelli sulla disoccupazione giovanile, le lunghe file per alcune classi di concorso dovrebbero dirci qualcosa di concreto; si vede invece, da parte dei decisori politici, ma anche degli addetti ai lavori, solo un assordante silenzio.



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COMMENTI
07/11/2016 - alcune considerazioni forse troppo banali (marco luoni)

Mi pare che nell'articolo si perdano di vista due cose semplici: 1) uno studente con pessimi risultati, tanto alle medie quanto alle superiori, può anche "raddrizzarsi" crescendo o a causa di qualche avvenimento nella vita ( ne conosco almeno un paio). 2) in termini di orientamento relativo alla istruzione, e ancora di più alla laurea magistrale, quello da considerare e' quanta capacita' di apprendimento-adattamento-creatività si insegni, più che mappare una richiesta di figure professionali che in cinque anni diventerà obsoleta. Vanno invece potenziati e pubblicizzati gli istituti professionali per i quali occorrerebbe maggiore autonomia e maggior coordinamento con le imprese. Umilmente Marco Luoni

 
07/11/2016 - Ricapitolando (Franco Labella)

Iscrizione coatta alle scuole superiori (magari si potrebbe anche ripristinare anche la scuola di avviamento professionale), numero chiuso in tutte le facoltà universitarie, prove standardizzate d'esame ma titolo senza valore legale. Le punizioni corporali le ripristiniamo preside Zen? Provengono anche quelle dal mondo anglosassone... Infine un pizzico di alternanza scuola-lavoro da McDonald's, tanto ha ristoranti anche in Veneto. Cosa vuoi di più dalla vita? Il preside Zen come prossimo ministro dell'Istruzione... Magari in un governicchio susseguente alla vittoria del NO al referendum del 4 dicembre. Almeno prendiamo un po' di fiato dopo tutta questa ventata di modernità.

 
07/11/2016 - commissari tutti esterni (Giuliana Zanello)

L'articolo è ricco, il commento non pretende di toccare tutti i punti in gioco, in particolare l'immenso problema del mercato del lavoro. Mi restringo all'Esame di Stato. Sono pienamente d'accordo: i commissari dovrebbero essere tutti esterni ( possibilmente non per forza della stessa provincia, ma questa è ancora un'altra questione). Credo che per il momento basterebbe questo, per tutte le ragioni educative cui fa cenno l'articolo e anche perché darebbe una mano agli insegnanti che vogliono insegnare. Ho idea che anche l'orientamento in ingresso, nel giro di qualche anno, ne sarebbe positivamente influenzato.