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SCUOLA/ Dal character all'autonomia, la rivoluzione possibile

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La copertina del libro  La copertina del libro

Se vuole sopravvivere con un ruolo, e non semplicemente come struttura burocratica, la scuola deve puntare su due termini strettamente collegati: autonomia e qualità, che possono essere garantiti forse non esclusivamente, ma sicuramente in modo assai più efficace da un sistema che superi la distinzione fra "pubblico" e "privato" (o "paritario"), alleggerendo ma potenziando i compiti del centro: programmazione, valutazione, ricerca. Rinvio ai contributi di Berlinguer e Masi per un approfondimento legato all'Italia, ed è fondamentale sottolineare il ritardo con cui nel nostro paese si tratta di un tema che è all'attenzione delle organizzazioni internazionali da almeno dieci anni.

Non intendo dilungarmi su di un aspetto particolare — il modello organizzativo — in un testo che ha il proposito di fornire spunti di riflessione che vadano oltre il contesto italiano, ma la maggior parte degli studi sull'efficacia della formazione scolastica sottolinea che, dei tre fattori che possono spiegare le differenze di riuscita fra gli studenti (la famiglia, il modello istituzionale e le caratteristiche della singola scuola), quello che la il peso maggiore è il modello organizzativo, e il più efficace è quello che prevede il finanziamento centrale, un'elevata autonomia delle scuole e la possibilità di concorrenza fra scuole pubbliche e private. Non ci sono automatismi, ma resta il fatto che in tutte le nazioni che hanno conosciuto un forte sviluppo, l'educazione è stata una priorità. Una scuola non autonoma, come di fatto in Italia, e in cui la parità fra sistema statale e non statale è ben lontana dall'essere attuata, e in cui la quasi totalità degli investimenti è gestita dal centro e destinata a pagare il personale, certamente non agevola il miglioramento, perché tende alla standardizzazione e non consente di sviluppare in modo adeguato sia le abilità cognitive che quelle legate alla personalità. 

La parte centrale del testo, quasi un work in progress, presenta otto diverse esperienze che in qualche misura hanno cercato di trovare una soluzione a nodi centrali del sistema, dalla valutazione all'alternanza, dalla rilevanza dei saperi alla socializzazione di base. La rassegna, si è detto, non è esauriente, ma costituisce l'indicatore che il mondo della scuola si è già rimboccato le maniche e ha dato origine a momenti di cambiamento che sembrano essere, fortunatamente, contagiosi. L'obiettivo di un volume di questo genere, io credo, potrebbe dirsi raggiunto se nella seconda edizione le esperienze fossero non più otto ma sedici, o ventiquattro, o comunque quanto scritto in queste pagine desse ai molti valorosi "militi ignoti" che quotidianamente si spendono nelle aule senza nessun riconoscimento se non la stima e l'affetto dei loro ragazzi l'idea che non sono soli, e che il loro lavoro non è inutile. 

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