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SCUOLA/ Giovani e adulti, non siamo destinati a morire "post"

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Abbiamo già visto tutto questo. Abbiamo constatato l'abbandono della verità e l'edificazione dell'opinabile, di concetti e forme di vita sociale fondate sul controllo della ragione illuministica che separa da sé ciò che è richiamo al fondo misterioso delle cose. Sui banchi di scuola ancora si insegnano le realizzazioni utopistiche dell'uomo che disegna il proprio perimetro di certezze ed esclude violentemente da esso ogni forma di alterità. Le utopie scritte sui libri sono poi diventate rivoluzioni sociali, nel tentativo vano e disperato di riagguantare un qualche rapporto con la verità. La verità è infatti una nostalgia che periodicamente, come dimostrano i poeti, si risveglia nel cuore degli uomini che l'hanno dimenticata. In tante esperienze totalitarie del secolo scorso la strada verso la verità ha avuto alla base la menzogna sull'uomo, che sarebbe un essere storico, sociale, immanente. 

La fine dei sistemi ideologici (l'ideologia è appunto una falsa verità che si insinua nell'uomo come certezza) ha liberato energie e travolto confini che ci hanno portato alla situazione attuale e alla post-verità, inconcepibile prima dell'era del web. 

Siamo però attrezzati ad affrontarla e a rispondere all'ennesima sfida delle circostanze. Ben venga, dunque, la provocazione. Nell'universo della globalizzazione dove l'informazione è confusa e la rete annulla la percezione "vera" della realtà, l'io è una risorsa fondamentale. Chi sono io se esisto solo virtualmente? Questa è la domanda alla quale la scuola, meglio: il rapporto educativo, può e deve rispondere. 

Il rapporto educativo è infatti un abbraccio e non si abbraccia un'assenza, ma uno che è, che deve ancora farsi, ma che già è. E a sua volta l'io che si sente accolto e abbracciato in questa nuova dimensione di sé comincia a sperimentare una nuova esistenza: non sono un essere virtuale perso nei social e da essi definito, ma uno (o una) cui un altro sta guardando con misericordia e compassione. Anche nell'era della post-verità possiamo ricomprendere che la verità di noi è un altro e di ciò siamo certi perché ci accoglie, si cura di noi. Sono non perché "dubito", ma perché sono guardato. Il grande compito della scuola in questa fase di cambiamenti epocali è ancora quello di proclamare e fare vedere che la speranza non è morta. Non siamo destinati a morire "post". 



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COMMENTI
01/12/2016 - Cartesio (roberto castenetto)

La sintesi filosofica (che rispecchia quanto si insegna nelle scuole) mi pare un po' semplicistica, pur tenendo conto del medium. In realtà Cartesio cercò di rispondere alla sfida dei libertini, secondo i quali l'esistenza o meno della verità era indifferente. Infatti esiste una linea filosofica che da Cartesio non porta al relativismo odierno, ma al recupero della metafisica, senza dimenticare la storia, come insegna Augusto Del Noce. Per cui va bene l'abbraccio di Francesco, ma senza dimenticare di allargare la ragione di Benedetto.