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SCUOLA/ Fedeli, un ministro senza laurea è di buon auspicio (ecco perché)

Dopo le polemiche sul cv, il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli ha l'agenda piena. E infatti ha incontrato i sindacati. Si spera ora che non incontri solo loro. GIANNI BOCCHIERI

Valeria Fedeli, ministro dell'Istruzione (LaPresse) Valeria Fedeli, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Come un riflesso condizionato, l'immancabile polemica sui curricula dei ministri non ha risparmiato nemmeno questo Governo. 

Questa volta, la risonanza è stata maggiore perché riguarda proprio il nuovo ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che sul riconoscimento ed il rilascio dei titoli di studio avrà la più alta responsabilità. Ad essere più precisi, occorre dire che la polemica non è scoppiata tanto sulla mancanza del titolo, ma per il fatto che nel suo cv pubblicato in rete il neoministro Valeria Fedeli avesse indicato il conseguimento di un diploma di laurea in un momento in cui questo titolo di studio non era previsto dall'ordinamento. Pertanto, la questione non sarebbe tanto la mancanza del titolo, quanto il fatto che sia stato pubblicato un curriculum evidentemente non corretto. 

La questione è stata sollevata da coloro che non dimenticano che il neoministro è stata tra le prime firmatarie di un disegno di legge di "Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole" che prevede anche di cambiare libri di testo e programmi per rimuovere gli "stereotipi di genere" e "instillare la nozione di uguaglianza nei bambini sin dalla più tenera età". 

A ben vedere, quindi, la mancanza della laurea è solo un pretesto per cercare subito di metterla in difficoltà, anche se sembra proprio di non averne bisogno dato che potrebbe riuscirci senza il concorso di nessuno. La prova di questa sua attitudine potrebbe già essere rintracciata sia per il mancato conseguimento del diploma, sia per le ragioni che ne adduce nella sua prima intervista da ministro dell'Istruzione.

Ora, c'è subito da dire che il ministro Fedeli non è l'unico ministro senza laurea di questo nuovo Governo. Essendo questo quasi completamente sovrapponibile con il precedente, per proprietà transitiva, non è nemmeno l'unico senza laurea rispetto ai ministri riconfermati del Governo Renzi. Eppure nessuno ha sollevato con la stessa forza e con le stesse motivazioni la questione della mancanza della laurea del ministro che si occupa della Salute degli italiani, che può essere quantomeno annoverata tra gli stessi diritti irrinunciabili di equivalente importanza. 

Allo stesso modo, occorre poi ricordare che il neoministro dell'Istruzione è vicario del presidente del Senato e nessuno finora ha avuto niente da dire per il fatto che la vice della seconda carica dello Stato potesse essere un parlamentare senza laurea. Da questo punto di vista, non si capisce come mai la laurea possa essere considerata indispensabile per Viale Trastevere e non per dirigere l'Aula di Palazzo Madama.

Per queste ragioni, il ministro avrebbe fatto meglio a fermarsi all'ammissione della leggerezza nella compilazione del suo curriculum, piuttosto che enfatizzare sul fatto che la sua militanza sindacale sia stata talmente pervasiva da impedirgli di poter continuare gli studi.


COMMENTI
21/12/2016 - Un articolo senza capo né coda (ALBERTO DELLISANTI)

Il titolo dato all'articolo farebbe pensare che Gianni Bocchieri è contento della Fedeli. Perché è "senza la laurea", e allora "il buon auspicio" che....In realtà Bocchieri pasticcia. La provenienza sindacale della neo Ministra non depone a favore di un muoversi per il superamento del valore legale del titolo di studio.... Anch'io ricordo la Fedeli prima firmataria di un DDL del 2014 che chiede l'introduzione della EDUCAZIONE DI GENERE e della PROSPETTIVA DI GENERE nelle Scuole e nelle Università. In modo formale, acritico, l'articolista lo ricorda. E non esprime alcun punto di vista in questione così scottante... Ma quella sua passione per il "gender" (lo stesso Papa ci parla di tale ideologia "colonizzatrice"...) è tra i titoli che hanno mosso Renzi a far fare la Fedeli Ministra. Tale passione ora la smentisce al Direttore di Avvenire, il quale muore dalla voglia di crederle e le dà atto! le dà atto!...). Poi si disquisisce su l'ovvia possibilità formale che si diventi pure Capo dello Stato senza un titolo di studio...Ma l'articolista non si interessa invece delle bugie contenute nel curriculum vitae della neo Ministra. Sorvola sul fatto che non depongono a favore di chi non dice il vero. Poveri noi, con Mons. Galantino e il Direttore del Quotidiano CEI con il ponte FISSO tra Tevere e Arno.

 
20/12/2016 - Fedeli, la ministra che passa il convento (Vincenzo Pascuzzi)

1) la laurea non è richiesta per fare il ministro, né per fare il senatore; 2) inserire laurea inesistente nel cv e poi rimuoverla è più di una leggerezza, è comportamento censurabile: 3) minacciare dimissioni in caso di vittoria del NO e poi non mantenere è ancora più grave; 4) l’esperienza nel sindacato tessili sarà pure significativa, ma risulta estranea e marginale nel Miur; 5) chiedere dimissioni da ministro per cv alterato può avere un senso, lo ha; 6) chiedere dimissioni perché Fedeli è/sarebbe “la più accanita sostenitrice delle teorie di genere” è cialtroneria e processo alle intenzioni che ottiene l’effetto opposto cioè rivalutare la persona e trasformarla in vittima; 7) i sindacatoni si compiacciono per la ex-sindacalista ora ministro? può essere prematuro farlo: la Fedeli, al momento, è al guinzaglio di Renzi, Gentiloni, Boschi, deve custodire la l. 107, può però vendere fumo ed elargire promesse ; 8) nulla ha detto Gentiloni sulla scuola, né la stessa Fedeli che si giustifica con la estraneità al settore, pur avendo votato la buona scuola; 9) non appaiono indicati gli errori da correggere o linee strategiche diverse da seguire, si parla pacificazione, nient’altro; 10) tutto sommato e senza illusioni, meglio un asino vivo che un dottore morto (senza offesa per Fedeli e riconoscendo che Giannini è stata estromessa proprio da Renzi, il vero e pessimo artefice e regista della riforma).

 
20/12/2016 - difese d'ufficio (roberto castenetto)

Il Sussidiario e Avvenire che difendono la Fedeli in contemporanea. Cosa sta succedendo?

 
20/12/2016 - 'Il Trota' in gonnella (Moeller Martin)

Perché non possiamo chiamare le cose con il loro nome? Abbiamo 'Il Trota' in gonnella. Speriamo almeno che sappia leggere e che conosca qualcuno che sappia scrivere.

 
20/12/2016 - Miti ci gi ellini.... (Giuseppe Crippa)

Nel suo articolo il dottor Bocchieri non coglie con precisione un punto interessante – cioè che la polemica innescata non “da coloro che non dimenticano…” , ma dal Popolo della Famiglia, movimento politico regolarmente costituito e che si è presentato alle ultime elezioni amministrative in gran parte d’Italia così come farà alle future elezioni politiche, verte sulla falsità del CV della neo ministro, e non sulla mancanza di un (anzi due, con la maturità) titoli di studio - ma soprattutto enuncia una tesi insostenibile: che una sindacalista CGIL possa anche lontanamente pensare all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Per la CGIL il valore legale del titolo di studio è mitico ed intoccabile quanto e più dell'Articolo 18...

 
20/12/2016 - Quello che sfugge a Bocchieri... (Franco Labella)

Sulla vicenda Fedeli si continua a non voler fare chiarezza e pure Bocchieri ci mette del suo. Le questioni sono distinte e sono: la prima relativa ad un curriculum, redatto a voler essere buoni, in modo equivoco e prontamente modificato dopo la segnalazione di un titolo non conseguito ma dichiarato e la seconda legata alla necessità che un ministro, come ha scritto anche Roberto Esposito su Repubblica, che si occupa di istruzione sia scelto fra i tanti che sono più titolati. Perché Bocchieri fa pure lui confusione? Perché cita una carica politica (la vicepresidenza del Senato) e la confronta con un incarico (ministro con portafogli) anche di carattere amministrativo e per il quale valgono sicuramente pure elementi di carattere simbolico. Non a caso Bocchieri collega un tema sicuramente non in agenda finora (l'abolizione del valore legale del titolo di studio) con la vicenda personale del nuovo occupante di Viale Trastevere. Ora è vero che a sentire il disoccupato di Pontassieve il 4 dicembre è stato tutta colpa del WEB ( e del guru sbagliato lautamente pagato Jim Messina per la terza disfatta consecutiva) ma le persone di buon senso dicono che il mondo della scuola ha dato una robusta mano a formare il 60% che ha seppellito Renzi ma a quanto pare non le sue velleità politiche. Nella prima intervista la Fedeli non ha dato alcun segnale non di discontinuità ma manco di minimo ripensamento e, perciò, forse servirà un altro 4 dicembre.